SPL di picco in Ambiente

(FA_SPL_picco_in_ambiente.htm)

di Mario Bon

1 gennaio 2016

 

(Potenza necessaria per 113 dB di picco in ambiente a 2 metri)

(versione 4a del 18 novembre 2'015)

 

Secondo Olson (…60 anni fa), un programma musicale che, dal vivo, registra un livello SPL di 100 dB, viene riprodotto, in ambiente domestico, 

 

-          a 80 dB dalla maggioranza degli ascoltatori.

-          a 90 dB da una  parte significativa degli ascoltatori (nel punto di ascolto)

-          Una minoranza (statisticamente irrilevante) oltre 90 dB.

 

Quindi il programma musicale, di norma, viene riprodotto ad un livello più basso di 10-20 dB rispetto all’evento dal vivo. A questo dato, che ricorre frequentemente in letteratura, va aggiunto il dato sul rumore di fondo degli ambienti domestici che, sempre secondo Olson, è, in media, di 43 dB. Va tenuto presente che, un tono sinusoidale risulta distinguibile anche se il suo livello è 10 dB sotto al livello di rumore. Per un programma musicale, purtroppo, questo assunto non può essere considerato valido.

Il livello del rumore ambientale è il fattore che maggiormente condiziona la percezione dei “segnali deboli”. È imperativo ridurre quanto possibile il rumore ambientale. Il valore ideale è  inferiore a 25 dB.  Con il livello di rumore ambientale  a 30 dB ed un livello della riproduzione a 80-90 dB la dinamica permessa raggiunge 50-60 dB. Ricordiamo che, per quanto riguarda il calcolo del tempo di riverberazione, un suono viene giudicato estinto quando risulta attenuato di 60 dB rispetto allo stimolo.

Ma se il cross-talk tra i canali è –60 dB, il rumore ambientale è a –60 dB e la distorsione è a .-60 dB, abbiamo la somma di tre contributi uguali che produce un incremento di 9 dB. Questo significa che il “disturbo” si troverà a –51 dB e non a –60. Per questo motivo il cross-talk , la distorsione ed il rumore di fondo dovrebbero trovarsi a meno di  -60 dB dallo stimolo.

 

Qui a fianco è rappresentato, nella prima colonna, la pressione di picco (giallo) ed il livello SPL (rosso) di un ipotetico evento dal vivo. L’evento viene registrato applicando una certa compressione che riduce il fattore di cresta (Cf). Nella riproduzione domestica, se si tenta di riprodurre i picchi di pressione dell’evento dal vivo, si aumenta il valore SPL di 10 dB ottenendo una riproduzione innaturale (con SPL maggiore rispetto all’evento dal vivo). Al massimo ci si deve accontentare di riprodurre il livello SPL. La riproduzione avviene in un ambiente più piccolo e con ITG inferiore quindi è opportuno ridurre il livello SPL di una decina di dB (almeno). Ciò consente di mantenere 60 dB di dinamica anche in presenza di 30 dB di rumore di fondo (blu).

 

Appare evidente che, per ricostruire una dinamica decente, si debba intervenire sul rumore di fondo.

Negli auditori, teatri e studi di registrazione il livello del rumore di fondo viene mantenuto sotto i 25 dB. Un livello così basso consente di percepire i dettagli della registrazione anche se riprodotta ad un livello SPL di 80-85 dB. E’ stato valutato che, nella esecuzione delle opere di Haydn, un “forte tutti”, al centro della sala, produceva 87 dB (e in effetti a teatro si sente chiaramente qualsiasi rumore prodotto in platea). Ai concerti di Vasco Rossi o dei Megadeath la situazione è diversa: il livello SPl è più elevato e il fattore di cresta più basso. Attenzione però perché, più il fattore di cresta è basso, e più l’ascolto ad alto volume diventa fastidioso e affaticante. Una buona educazione musicale vuole che ci si abitui ad ascoltare a volumi che non comportino rischi per la salute dell’apparato uditivo quindi, prima di alzare il volume, abbassate il rumore di fondo..

 

Non si può parlare di riproduzione ad alta fedeltà quando il rumore ambientale è troppo alto.  L’esempio eclatante è rappresentato dalla riproduzione della musica e del parlato in automobile. In automobile i programmi con un fattore di cresta elevato (tipo musica classica) sono inascoltabili perché i pianissimo sono coperti dal rumore ambientale. Al contrario le registrazioni molto compresse e/o sovramodulate si sentono “meglio” proprio perché la dinamica è stata compressa e il fattore di cresta è basso. La stessa musica che si sente “bene” in automobile è inascoltabile su un impianto stereo decente. Un ambiente rumoroso, per favorire un minimo di intelligibilità,  richiede una sostanziosa riduzione della dinamica del programma musicale che si accompagna inevitabilmente ad una scarsa qualità della riproduzione.

 

Con una coppia di diffusori di sensibilità pari a 90 dB e un amplificatore  da 100 Watt si ottengono 113 dB di pressione di picco (suono diretto), nel punto di ascolto posto a 2 metri (cui andrà a sommarsi il contributo del suono riflesso). 113 dB di picco corrispondono a circa 90 dB SPL con programmi musicali con fattore di cresta inferiori a 15 (23.5 dB)

Vediamo come si ottiene questo risultato. Partiamo da alcune evidenze:

 

·         il suono diretto, quello che giunge nel punto di ascolto direttamente dalla sorgente senza subire riflessioni, è sempre lo stesso in qualsiasi ambiente (anecoico, riverberante, domestico).

·         Il livello SPL del campo riverberato dipende dall’ambiente. Nel punto di ascolto il livello totale è dato dalla sovrapposizione del suono diretto e del suono riverberato quindi, nel punto di ascolto, il livello totale è sempre superiore (magari di poco) rispetto al livello SPL del solo suono diretto

·         Il livello SPL si riverisce al valore efficace della pressione sonora. Per un tono sinusoidale puro il valore della pressione di picco è 3dB superiore al valore SPL (fattore di cresta = 1.414))

·         Nei programmi musicali il rapporto tra il valore della pressione di picco ed il livello SPL si chiama “fattore di cresta”

·         Con due diffusori in funzione la potenza acustica aumenta di 3 dB mentre il valore di picco della pressione aumenta di 6 dB ma solo se i due diffusori sono perfettamente uguali e in fase, riproducono lo stesso segnale (monofonico) e si trovano alla stessa distanza dal punto di ascolto. Dato che queste condizioni non sono sempre tutte rispettate, quando di valuta la pressione di picco prodotta da due diffusori, si introduce una incertezza di 3 dB. Quindi se un diffusore produce 93 dB di picco, due diffusori producono 96-99 dB di pressione picco.

 

Si noti che si parla di livello SPL e di pressione di picco. Non ha senso parlare di SPL di picco. Infatti il livello SPL è il valore efficace della pressione sonora (e si calcola su un intervallo di tempo) mentre il picco è un valore di pressione istantaneo, che, se non dura abbastanza a lungo, passa “inosservato”.

 

Nel seguito, per semplicità, si fa riferimento a toni puri quindi la pressione di picco viene valutata 3dB superiore al livello SPL.

 

Si parte dalla sensibilità del singolo diffusore misurata a 1 metro con 2.83Vrms

90 dB

Questo dato di trova nei test pubblicati dalle riviste. A volte il dato fornito dai produttori è sovrastimato

Si somma l’aumento di SPL dovuto all’amplificatore. Per 100 Watt si sommano 20 dB

 

90+20=110

Amplificazione = 10 Log10(potenza)

10 Watt -> +10 dB

20 Watt -> +13 dB

100 Watt -> +20 dB

Si calcola il valore di picco

113 dB

Come detto si sommano 3 dB al valore SPL

Si sottraggono 6 dB per passare da un metro a 2 metri di distanza

107 dB

Per ogni raddoppio della distanza il livello SPL decresce di 6 dB

SPL = 20 Log10(distanza1/distanza2)

Per due diffusori si sommano da 3 a 6 dB

110-113 dB

Questo è il valore della pressione di picco a 2 metri con due diffusori in funzione per il suono diretto

 

Va ribadito che la sensibilità dei diffusori non deve essere quella che si legge nei depliant o quella misurata con iPhone, ma quella che si legge nei test ovvero un dato misurato con apparecchiature calibrate in condizioni controllate (si vedano per esempio i test pubblicati dalle riviste Audio Review, Stereophile, Soundstage).

Le riviste tedesche (tipo Stereoplay) misurano 3 dB in meno (fanno la misura con stimoli di 2 Vrms anzichè 2.82Vrms) quindi si deve porre attenzione a come viene misurata la sensibilità. I valori misurati da Audio Review (da Gian Piero Matarazzo) sono assolutamente affidabili e in linea con quelli misurati da StereoPhile e Soundstage..

 

La tabella che segue mostra quanta potenza è necessaria per ottenere la stessa pressione di picco con diffusori di sensibilità diversa. Si intende che il diffusore in oggetto sia a norma ovvero che i minimi del modulo dell’ impedenza non siano inferiori a 3.2 ohm e che l’amplificatore sia in grado di erogare, su 4 ohm nominali, almeno il 60% in più rispetto alla potenza che eroga su 8 ohm  (per esempio 100 Watt su 8 ohm, 160 su 4).

In queste condizioni i livelli in tabella variano al massimo di 1 dB. Nella tabella si è assunto il valore massimo della pressione di picco pari a 113 dB.

 

Sensibilità del diffusore

A 1 metro 2.83Vrms

Pressione di picco a 2 metri

Potenza continua dell’amplificatore Watt/8ohm

Livello SPL con programma musicale  (*) a 2 metri

81 dB

113 dB

800

99-103 dB

84 dB

113 dB

400

99-103 dB

87 dB

113 dB

200

99-103 dB

90 dB

113 dB

100  (riferimento)

99-103 dB

93 dB

113 dB

50

99-103 dB

96 dB

113 dB

25

99-103 dB

99 dB

113 dB

12.5

99-103 dB

102 dB

113 dB

6.25 (350 watt per 130 dB)

99-103 dB

105 dB

113 dB

3.125

99-103 dB

108 dB

113 dB

1.56

99-103 dB

110 dB

112 dB

0.8

99-102 dB

 

(*) Nell’ultima colonna è riportato il valore del livello SPL (sempre per il suono diretto) ottenuto con programmi musicali con fattore di cresta compreso tra 3 e 5. Il dato nell’ultima colonna va confrontato con il livello del rumore ambientale.  Anche con un rumore ambientale di 40 dB restano una sessantina di dB di dinamica. Con la musica classica il fattore di cresta arriva a 10 o 20 (20-26 dB) quindi è richiesto un ambiente più silenzioso anche se il fattore di cresta del suono percepito nel punto di ascolto, in un ambiente chiuso, è sempre minore del fattore di cresta del segnale registrato che è sempre inferiore al fattore di cresta del solo suono diretto.  Più il rumore di fondo ed il tempo di riverberazione dell’ambiente sono bassi e tanto più il fattore di cresta percepito si avvicina a quello della registrazione. Resta il fatto che l’ascoltatore non sa se, in fase di registrazione, il programma musicale è stato compresso. Si può dire che in rari casi (a seconda della registrazione) il fattore di cresta della registrazione è pari a quello dell’evento originale.

 

Regole pratiche

 

Valgono le seguenti “regolette” pratiche:

-          per ogni 3 dB richiesti in meno -> dividere la potenza dell’amplificatore per 2

-          per ogni 3 dB richiesti in più - > moltiplicare la potenza dell’amplificatore per 2

-          una variazione di un dB richiede una variazione della potenza del 26%.

-          per ogni raddoppio della distanza sottrarre 6 dB

-          per ogni dimezzamento della distanza sommare 6 dB

-          per passare da 2 a 3 metri sottrarre 3.5 dB (suono diretto)

 

Si tenga presente che una variazione di livello di 3 dB viene giudicata soggettivamente come "appena percepibile" mentre una variazione di 10 dB viene giudicata soggettivamente come "il raddoppio del volume".

Poi ci sono persone più allenate capaci di distinguere variazioni di livello inferiori ai 3 dB. Difficilmente si distingue meno di un dB .

Ne segue che, per sentire una differenza marcata, si deve almeno raddoppiare (o dimezzare) la potenza dell’amplificatore o aumentare (diminuire) la sensibilità dei diffusori di 3 dB. In buona sostanza la differenza  tra un diffusore da 90dB rispetto a uno da 89dB (ammesso che abbiano la stessa risposta in frequenza) non è facilmente avvertibile.. L differenza tra un diffusore da 87 e uno da 90 dB è avvertibile. 

 

Quanto detto fin qui si riferisce, in generale,  alla percezione del "volume sonoro" o loudness.

 

La percezione della variazione del timbro è una cosa diversa: per percepire una variazione di timbro bastano variazioni, nella risposta infrequenza, localizzate in certi intervalli di frequenze anche di decimi di dB (con rumore rosa o con il suono del pianoforte)..Tanto più ampio è il range di frequenza soggetto alla variazione, tanto più piccola è la variazione percepibile. Per esemplificare una variazione di 1 dB su un singolo terzo di ottava è difficilmente udibile. Una variazione di meno di un dB sulla decade centrale (200-2000 Hz) è facilmente udibile. Le variazioni di timbro si percepiscono più chiaramente con il rumore rosa a larga banda (20-20000Hz) e con il suono del pianoforte. 

 

Massimo livello SPL o pressione di picco sopportabile senza danni

 

Secondo alcuni, il programma musicale deve essere riprodotto, in ambiente domestico, allo stesso livello dell’evento reale. Altri sostengono che non sia opportuno andare oltre 113 dB di picco. Chi scrive sa cosa fare….ciascuno si regoli secondo la propria sensibilità. Ricordiamo alcune cose:

 

-          la prima avvisaglia del raggiungimento dei limiti di massima pressione è la “sensazione tattile” (in sostanza sembra di avere qualche cosa dentro all’orecchio)

-          oltre la “sensazione tattile” c’è il dolore (a circa 120 dB)

-          oltre il dolore c’è il collasso della muscolatura e la sordità totale

-          i danni alle cellule ciliate sono irreversibili

-          basta un singolo evento traumatico per danneggiare irreparabilmente l’apparato uditivo

-          le orecchie sono le tue e quando le hai danneggiate sei tu quello che non ci sente più bene..

 

Se dopo aver assistito ad un evento si sentono “fischiare le orecchie” e/o si soffre di ipoacusia, significa che si è superato il limite di esposizione. La prima volta  “fischi” e ipoacusia passano in poco tempo, la seconda ci vuole di più… viene il momento che la condizione normale non viene più ristabilita: resta l’ipoacusia (sordità) e i “fischi” diventano “acufeni soggettivi permanenti”..

La prima cosa da fare, quando si rimane esposti ad eventi acustici traumatici, è recuperare la condizione normale evitando i rumori troppo forti. La cosa peggiore da fare è  sottoporsi a nuovi traumi prima di aver recuperato la condizione normale.

 

 

La dinamica dell’orecchio umano

 

Le curve isofoniche partono da 0 dB (soglia di udibilità) e salgono fino a 120 dB (soglia del dolore). Sembrerebbe che la dinamica dell’apparato uditivo fosse di 120 dB. Non è così. Quando si ascoltano segnali al livello della soglia di udibilità l’orecchio applica una amplificazione di 30 dB (amplificazione cocleare). Appena il segnale aumenta di livello questa amplificazione viene spenta. Quindi, quando si ascolta musica, la dinamica non è di 120 ma di 90 dB. Considerato che è bene tenersi a distanza dalla soglia del dolore, la dinamica fruibile è nell’ordine di 80 dB.

Si capisce allora perché negli studi di registrazione il rumore di fondo sia mantenuto sotto i 30 dB: in pratica, in presenza di segnali udibili, tale rumore diventa non udibile (lo sarebbe solo grazie all’amplificazione coclearie che però è spenta).

 

 

 

Dinamica effettivamente disponibile durante l’ascolto musicale. 30 dB vengono a mancare perché l’amplificazione coclearie viene “spenta”.

 

10 dB vengono sacrificati per tenersi a debit distanza dalla soglia del dolore.

 

Con un rumore ambientale di 40 dB la dinamica percepita è di 70 dB.