Interfaccia Amplificatore – Diffusore

“Impedenza Dinamica”, “Linearità dell’Impedenza” e “Distorsione di corrente”

di Mario Bon

31 maggio 2008

ultima revisione 10 maggio 2013

 

Paragrafi di questo articolo:

L’impedenza elettrica (breve richiamo)

L’impedenza elettrica può cambiare?

Ha senso definire una “impedenza dinamica”?

La linearità e non linearità dell’impedenza

La  “distorsione di impedenza”

Effetti della non linearità dell’impedenza

Misura della linearità dell’impedenza e della distorsione di corrente

Conclusioni

 

Interfaccia Amplificatore – Diffusore

“Impedenza Dinamica”, “Linearità dell’Impedenza” e “Distorsione di corrente”

 

Introduzione

 

Uno dei temi più dibattuti del mondo HiFi riguarda la massima corrente che il diffusore acustico richiede all’amplificatore durante la riproduzione musicale (nelle effettive condizioni d’uso). C’è chi sostiene che un diffusore acustico, con certi tipi di segnale, assorba più corrente di quanto la sua impedenza (nominale?) lascerebbe prevedere. Se l’impedenza di cui si parla è l’impedenza nominale non c’è dubbio che ciò accada: non è raro trovare diffusori con minimi di impedenza a 2.5 ohm dichiarati per 8 ohm nominali.

Ciclicamente si riparla di “impedenza istantanea” o “dinamica” che dovrebbe permettere di valutare la massima corrente assorbita dal diffusore durante il normale utilizzo con segnali musicali e/o della definizione di segnali di prova tali da permettere misure di questo tipo. Sappiamo bene cosa significhi misurare un picco di corrente e possiamo farlo anche per la corrente assorbita da un diffusore acustico. Ma domandiamoci: ha senso definire una “impedenza istantanea” ? La risposta è no, non ha senso.

 

A chi serve determinare la massima corrente richiesta da un diffusore?

Serve per scegliere l'amplificatore adeguato alle caratteristiche dei propri diffusori. 

 

Implicitamente ciò equivale ad attribuire tutte le colpe all'amplificatore e nessuna al diffusore. Come dire: questo è un diffusore con una impedenza minima di 0.8 ohm a 150 Hz, adesso trovate un amplificatore che lo faccia suonare (e se non suona la colpa è comunque dell’amplificatore). Questo è troppo comodo per chi produce diffusori e va paradossalmente a vantaggio di chi produce amplificatori: i primi tendono a delegare all’amplificatore la responsabilità di erogare corrente e i secondi colgono l’occasione per proporre amplificatori sempre più potenti e “correntosi”. Questo concorre ad aumentarne i costi senza risolvere il problema dell’interfacciabilità tra amplificatore e diffusore che rimane un aspetto da verificare sperimentalmente caso per caso. Il fatto che un amplificatore disponga, per esempio, di 4 coppie complementari di MOSFET che potenzialmente possono erogare 60 Amper sul carico non significa che l’amplificatore sia in grado di erogare 60 Ampere: significa solo che “potenzialmente” potrebbe erogare 60 Ampere.

 

Di fatto, e in pratica, è meno costoso realizzare un diffusore con impedenza costante (o poco variabile) piuttosto che un amplificatore ad alta capacità di corrente. Il costo di in amplificatore ad alta corrente è oggettivamente elevato perché richiede una alimentazione più generosa, un maggior numero di dispositivi di uscita, dissipatori più grandi, …  tutta roba che costa. La realizzazione di un diffusore con impedenza “poco variabile” richiede uno sforzo progettuale il cui maggior costo va poi diviso per il numero di diffusori prodotti. In sostanza un sistema di altoparlanti con impedenza decente costa tanto quanto un sistema ostico.

 

I diffusori con impedenza “poco variabile” sono sempre stati oggetti rari: i progettisti di diffusori acustici si dovrebbero dedicare di più a questo aspetto. Se gli standard per l’impedenza dei diffusori fossero rispettati il numero di “amplificatori ben suonanti” si allargherebbe automaticamente e la scelta dell'amplificatore sarebbe più semplice. Il costo medio di un impianto HiFi diminuirebbe….gli audiofili sarebbero di più e più contenti. Anche produttori e venditori sarebbero più contenti. Da questo punto di vista produrre dispositivi che richiedono la ricerca di improbabili “sinergie” equivale a prendersi i testicoli a martellate.

 

 

L’impedenza elettrica (breve richiamo)

 

L’impedenza elettrica di un sistema di altoparlanti è una caratteristica ben nota perché figura tra le misure eseguite nei test dalla stampa specializzata. L’impedenza è una grandezza complessa caratterizzata da modulo e fase. L’impedenza del diffusore acustico è il carico che l’amplificatore “vede” collegato ai suoi morsetti di uscita. Più l’ impedenza è bassa e più corrente deve erogare l’amplificatore. Anche le variazioni della fase dell’impedenza hanno un effetto negativo sull’amplificatore perché provocano la degenerazione della retta di carico che si trasforma in una ellisse fino a portare i dispositivi finali verso i limiti della SOA. 

 

L’impedenza, il fattore di smorzamento e altri argomenti correlati sono trattati in altri articoli/capitoli ai quali si rimanda.

 

Qui basterà dire che la condizione migliore per l’amplificatore è pilotare un carico puramente resistivo, lineare ed indipendente dalla frequenza (cosa che avviene rarissimamente). Riportiamo di seguito alcuni grafici e tabelle.

 

 

Esempi di impedenza elettrica

Due esempi di curve di impedenza elettrica di sistemi di altoparlanti. Il grafico a sinistra mostra una fase tormentata, quello a destra un modulo basso. Minimi inferiori a 3 ohm sono all’ordine del giorno e anche meno di 2.5 ohm non sono rari. Data la grande variabilità dell’impedenza dei diffusori un progettista di amplificatori può solo sovradimensionare l’erogazione di corrente. (dal sito Stereophile.com).

 

 

Calcolo della Attenuazione causata dal fattore di smorzamento

8 = carico di riferimento

Fs = fattore di smorzamento dell’amplificatore su 8 ohm

Z = minimo della parte reale dell’impedenza del diffusore  che dovrebbe essere indicata Re[Z] = |Z| cos (f) dove f è la fase.

Noti il fattore di smorzamento Fs dell’amplificatore (su 8 ohm) e il minimo della parte reale l’impedenza del diffusore acustico si calcola l’attenuazione. Non sempre la minima impedenza corrisponde al minimo modulo.

Nel calcolare Fs si deve tenere conto anche dei cavi di collegamento.

 

 

angolo di fase in gradi

parte reale dell’impedenza

0

Z

10

0.98 Z

15

0.97 Z

30

0.87 Z

45

0.71 Z

60

0.5 Z

Parte reale dell’impedenza in funzione dell’angolo di fase

Quando la fase raggiunge 60° la parte reale dell’impedenza diventa la metà del modulo.

 

 

Fattore di smorzamento

minimo di impedenza Z

Attenuazione in dB

100

3

-0.22 dB

50

3

-0.45 dB

20

3

-1.08 dB

10

3

-2.05 dB

5

3

-3.71 dB

2

3

-4.43 dB

Attenuazione sul carico in funzione del fattore di smorzamento

 

.

 

 

L’impedenza elettrica può cambiare?

 

L’impedenza elettrica di un sistema di altoparlanti può cambiare: le componenti resistive cambiano anche solo a causa delle variazioni termiche. Quando la variazione di impedenza è funzione dell’ampiezza del segnale la variazione stessa assume carattere non lineare ed è causa di distorsione. L’impedenza di un diffusore acustico, in generale, non è una grandezza lineare

 

Consideriamo una situazione, reale e macroscopica, che comporta la diminuzione dell’impedenza al crescere della potenza applicata: prendiamo un woofer con un filtro passa basso del primo ordine (con una induttanza in serie). Supponiamo che l’ induttanza sia avvolta attorno ad un nucleo in ferrite che satura con correnti relativamente basse (diciamo 1 Ampere).

 

Fintantoché il campo magnetico, all'interno della ferrite, può crescere linearmente questa si comporta come una “normale” induttanza. Ma quando la ferrite satura il campo magnetico al suo interno non può più aumentare e, se la l’intensità di corrente aumenta ulteriormente, l’impedenza della bobina crolla provocando una repentina richiesta di corrente. L'amplificatore, preso in contropiede, clippa o attiva le protezioni o comunque, con ragione, si lamenta. Il tutto si traduce in picchi di distorsione in corrispondenza dei massimi di corrente con tutte le conseguenze del caso.

 

Per livelli di pressione SPL moderati il nostro woofer suona normalmente ma, quando si alza il volume il suono diventa “piatto” (perde profondità) e, alzando ulteriormente, nei casi più gravi, si sentono dei rumori come se la bobina del woofer arrivasse a fondo corsa. Ha senso abbinare questo ipotetico e scadente diffusore ad un amplificatore in grado di erogare 100 Ampere di corrente? No perché questo non lo farebbe suonare meglio dato che il problema è la saturazione della ferrite che comunque produrrebbe i suoi effetti (anzi più corrente c’è peggio è).

 

La saturazione della ferrite è un fenomeno non lineare che si manifesta quando la corrente che la attraversa supera un certo limite e che si evidenzia, per esempio, confrontando due misure di impedenza (con “piccoli” e  con “grandi” segnali) o misurando la distorsione di corrente (vedi oltre).

   

Ci sono altre situazioni, meno frequenti, ma che possono ugualmente portare alla variazione dell’impedenza elettrica.

 

Ha senso definire una “impedenza dinamica”?

 

La dinamica è quella parte della fisica che cerca di prevedere gli effetti a partire dalle cause.

La cinematica in vece descrive i fenomeni (in particolare il moto) indipendentemente dalle cause.

In questo senso l’impedenza è una grandezza dinamica o cinematica.

La corrente è una grandezza dinamica perché rappresenta l’effetto della applicazione di una tensione (causa).

 

 

Torniamo alla domanda principale: ha senso definire una “impedenza dinamica” o peggio  “istantanea” ?

Per rispondere bisogna fare qualche conto. Chi non fosse  interessato all’aspetto matematico può saltare direttamente alle conclusioni di questo paragrafo.

 

Nel seguito :

 

Il simbolo  Ä rappresenta l’operazione di correlazione nel tempo

Il simbolo  *  rappresenta l’operazione di convoluzione nel tempo

Il simbolo  *  usato come esponente indica il complesso coniugato

Il simbolo x rappresenta l’operazione di moltiplicazione

Il simbolo S rappresenta l’integrale sul tempo da meno infinito a più infinito

Le lettere  t e T indicano il tempo ma sono due variabili distinte.

jw  è la variabile complessa dove j è l’unità immaginaria (tale che  j2 = -1)  e w = pulsazione = 2 p frequenza)

 

Partiamo dalla Legge Generalizzata di Ohm (V(jw)=tensione , Z(jw)=impedenza , I(jw)=corrente):  tensione, corrente e impedenza Z sono grandezze complesse dipendenti dalla frequenza (variabile complessa jw). Nel dominio della frequenza valgono le seguenti relazioni:

 

V(jw)=Z(jw) x I(jw)    (3)

 

I(jw)=V(jw) / Z(jw)     (4)      (effetto in funzione della causa)

 

Z(jw) = V(jw) / I(jw)             (definizione di impedenza come rapporto tra causa ed effetto)

 

La funzione Z(jw) viene dedotta dall’analisi del circuito elettrico. Questo è un fatto talmente importante che si merita una figura tutta sua: l’impedenza Z(jw) rappresenta un dispositivo fisico, reale e ponderabile. Nota Z(jw) e la tensione V(jw) la corrente può essere prevista con un errore nell’ordine di parti per milione. Non è il caso di mettere in discussione una teorica (come la teoria dei circuiti) che consente di ottenere previsioni così precise. Le Leggi di Kirchhoff alle maglie e ai nodi, il teorema di Norton e di Thevenin, ecc. non sono “opinioni” e non possono essere messe in discussione.

 

Figura 1: un altoparlante con filtro cross-over passa basso ed il circuito equivalente (semplificato) che permette di calcolare (prevedere) l’impedenza elettrica. Alla fine il tutto equivale ad un’unica impedenza Z(iw).

L’impedenza è una funzione intimamente legata alla realtà fisica del circuito e che ne riflette la struttura e le proprietà.

 

La (3) si legge così: la tensione ai capi dell’impedenza Z è data dal prodotto di Z(jw) con la corrente I(jw) che la attraversa (prodotto tra spettri nel dominio della frequenza). La (4) è invece il prodotto di 1/Z(jw) e V(jw) e fornisce la corrente I(jw) che attraversa Z quando ai suoi capi è applicata la tensione V(jw). Per conoscere la tensione e/o la corrente nel dominio del tempo basta antitrasformare la (3) e (4) con Fourier ottenendo:

 

Dominio della frequenza

convoluzione nel tempo in forma integrale

 

Con formalismo di Dirac

V(jw)=Z(jw) x I(jw)

v(t) = z(t)      * i(t)   =  S z(t-T) x i(T) dT       

(5)

v(t)  = < z(t-T)* | i(T)>       

I(jw)=V(jw) / Z(jw)    

i(t)  = (1/z(t)) * v(t)  =  S v(t)/z(t-T)  dT         

(6)

i(t)  = < v(t)* | z(t-T)>            

 

Ricordiamo che l’asterisco rappresenta la convoluzione nel tempo e NON un semplice prodotto, come risulta evidente leggendo il terzo membro delle espressioni (5) e (6) (seconda colonna). Questo è il motivo per cui si preferisce operare nel dominio della frequenza dove la convoluzione diventa un prodotto tra spettri e, grazie ai diagrammi di Bode, le operazioni si possono eseguire in molti casi anche solo graficamente.

 

La (6) fornisce l’espressione della corrente in funzione del tempo (quello che ci interessa).

 

L’impedenza Z(jw) e la funzione z(t) sono legate tra loro da una trasformazione di Fourier e z(t), pur avendo le dimensioni di una impedenza, è una “risposta impulsiva”.  In genere z(t) non viene utilizzata direttamente e comunquee contiene (in forma diversa) le stesse informazioni presenti in Z(jw).

 

Se il sistema è lineare, ovvero se tutte le induttanze, capacità e resistenze presenti nel circuito sono lineari, allora z(t) è lineare e non dipende dalla ampiezza di i(t) o di v(t).

La funzione impulsiva z(t) non ha niente di “dinamico”

 

 

 

Figura 2: Rappresentazioni nel dominio del tempo (sinistra) e della frequenza (destra) della Legge Generalizzata di Ohm. Si noti che S sta per il segno di integrale. Quindi a sinistra abbiamo delle convoluzioni (integrali nel tempo) mentre a destra abbiamo prodotti tra funzioni di trasferimento (spettri).

 

L’impedenza di un altoparlante (o di un diffusore acustico) , per “piccoli segnali”, è completamente definita da Z(jw) e/o da z(t) che contengono, in forma diversa, le stesse informazioni. è nettamente più comodo operare nel dominio della frequenza.  A questo punto dovrebbe essere chiaro che z(t) NON è ottenibile come rapporto tra v(t) e i(t).

 

Per togliere qualsiasi dubbio confrontiamo la (2) e la (6):

 

 

i(t) = v(t)/R                                                

(2)

i(t)  = v(t) * (1/z(t))  =  S v(t)/z(t-T)  dT         

(6)

 

 

La (2) vale SOLO se R è una pura resistenza. In generale vale la (6) che è una convoluzione. Certo che, se si confondono i significati dei simboli x e *, e si scrivono la (2) e la (6) come segue:

 

i(t) = v(t) x  (1/R)           (2)

i(t) = v(t) *  (1/z(t))         (6)

 

“sembrano” uguali e “sembra” lecito poter definire una “impedenza istantanea” R(t) come rapporto dei valori istantanei della tensione e della corrente. Ho detto “sembra” per non dire che una cosa del genere è fuori da ogni sentimento perché definirebbe una funzione R(t) che non rappresenta il circuito fisico e non ha niente a che vedere con la realtà (e che potrebbe pure divergere).

 

Ricapitolando z(t) e Z(jw) contengono, in forma diversa, le stesse informazioni, sono indipendenti dalla ampiezza della corrente e della tensione, sono lineari e non hanno nulla di “dinamico”. Definire una funzione R(t) come rapporto tra  v(t) e  i(t) è una bestemmia perché R(t) così definita non ha alcuna relazione con Z(jw) che, ricordiamolo bene e sempre, rappresenta il circuito fisico ed è ottenibile dall’analisi del circuito. 

 

Qui si conclude la parentesi matematica dove, sostanzialmente, si è ricordata la differenza tra un prodotto ed una correlazione.

 

 

 

La linearità e non linearità dell’impedenza

 

Impedenza lineare non significa “impedenza costante”:

 

“Impedenza costante” è analogo a “risposta in frequenza piatta”

mentre

“impedenza lineare” è l’analogo di “bassa distorsione”

 

(una certa confusione deriva dall’abitudine di dire “risposta in frequenza lineare” in luogo di “risposta in frequenza piatta”).

 

L'impedenza di un diffusore acustico dovrebbe essere indipendente dalla tensione applicata ai suoi morsetti di ingresso ma, come abbiamo detto, l'impedenza è soggetta a non linearità. Analogamente la risposta in frequenza di un diffusore dovrebbe essere indipendente dalla tensione applicata ai suoi morsetti di ingresso: i fenomeni di distorsione e di compressione sono lì per dirci che questo non accade. In un diffusore acustico la distorsione e la non linearità dell’impedenza sono tra loro collegate: una parte della distorsione “sonora” è causata dalla non linearità dell’impedenza.

 

La non linearità dell’impedenza viene trattata da  H. F. Olson (Acoustical Engineering  -  1957 -  pagg 188-189)  ma si trovano riferimenti anche nella letteratura italiana (“Altoparlanti e Normalizzazione” di Bordone Sacerdote e Sacerdote – L’Elettrotecnica VOL LXIII – n. 10 – ottobre 1976 pag 852. fig 3 ) e la si può desumere dai testi di meccanica (L.D. Landau, Meccanica – Editori Riuniti – prima edizione 1976, pag 139) e anche nelle dispense di fisica  (Paolo Peranzoni, Giacomo Torzo). Non è una novità e non riguarda solo gli altoparlanti.

 

Come detto precedentemente la scarsa qualità della componentistica impiegata nel filtro cross-over è una causa di non linearità dell’impedenza elettrica e quindi di distorsione del diffusore.  Altre cause, che dipendono dall’altoparlante,  sono:

 

-          la non linearità del prodotto BL (fattore di forza)

-          la variazione di Le

-          la variazione di Re con la temperatura

-          l’isteresi meccanica (delle sospensioni)

 

dove Le è l’induttanza ed Re la resistenza della bobina mobile dell’altoparlante.

 

Alle frequenze più basse, e in corrispondenza delle frequenze di risonanza degli altoparlanti,  la non linearità dell’impedenza e la distorsione sonora sono correlate.    

 

La  “distorsione di impedenza”

 

L’impedenza elettrica di un altoparlante è, in generale, una grandezza non lineare e va  trattata come tale.

In elettronica l’analisi dei sistemi avviene come segue: il sistema viene trattato come se fosse lineare (per “piccoli segnali”) tranne poi considerare la deviazione dal modello lineare attraverso le misure di distorsione (armonica, intermodulazione, ecc.). E’ quello che si fa con la risposta in frequenza dell’amplificatore e dell’altoparlante: si misura la risposta in frequenza e poi si riporta nello stesso grafico la distorsione armonica.

Per l’impedenza si dovrebbe fare la stessa cosa.

 

 

esempio di distorsione TND misurata in funzione del livello del segnale. (tratta da Stereoplay tedesco).

 

La risposta in frequenza viene misurata a 85,90,95 e 100 dB.

 

 

Effetti della non linearità dell’impedenza

 

Quando l'impedenza non è lineare l'amplificatore si sforza di "copiare" la tensione presente al suo ingresso sul carico ma si trova a gestire anche componenti spettrali di corrente non previste presenti nello stimolo.

 

La rivista Suono Stereo (numero 105 – settembre 1981) è stata tra le prime in Italia, se non la prima, a pubblicare gli oscillogrammi relativi all’andamento della tensione (applicata) e della corrente che fluisce attraverso un diffusore acustico. La figura 2 ripropone tre immagini oscilloscopiche ricavate dall’articolo appena citato.

 

 

 

Figura 3:Tensione (traccia superiore) e corrente (traccia inferiore) per tre diffusori acustici commerciali (da Suono Stereo n. 105 – settembre 1981)

 

Come si vede in figura 3, tranne nella foto al centro, la corrente che attraversa i diffusori testati è affetta da un elevata distorsione di forma dovuta alla non linearità dell’impedenza. E’ evidente che con un carico lineare l’amplificatore fatica meno e funziona meglio (foto centrale).  Un modo per favorire il lavoro dell’amplificatore consiste nell’interporre una resistenza tra l’uscita dell’ampli e il diffusore acustico (anche sotto forma di cavo con sezione ridotta).

 

Misura della linearità dell’impedenza e della distorsione di corrente

 

La “linearità dell'impedenza elettrica” si valuta con due misure:

 

-          la "normale" misura di impedenza ripetuta a livelli di corrente crescente

-          la  misura di distorsione sulla corrente che fluisce nel diffusore (per livelli di tensione in ingresso crescente)

 

 

Esempio di misura della impedenza eseguita a due livelli di potenza diversi. Si nota anche lo spostamento verso il basso della frequenza di risonanza.

 

tratta da:

 

“Altoparlanti e Normalizzazione” di Bordone Sacerdote e Sacerdote – L’Elettrotecnica VOL LXIII – n. 10 – ottobre 1976

 

La misura di distorsione sulla corrente si esegue e si legge come la normale misura di distorsione. Tale misura è correlata alla distorsione sonora ma è una misura elettrica (niente microfono, niente camera anecoica…). La forza che agisce sul diaframma di un altoparlante dinamico è BLi  (BL = fattore di forza, i = corrente) per cui la linearità della forza dipende dalla linearità di BL e dalla linearità della corrente.  

 

La figura 4 riporta lo schema di principio per le misura di distorsione in corrente. L’altoparlante (o il diffusore) viene pilotato in tensione collegato ad un amplificatore con fattore di smorzamento molto alto. L'inserimento di un piccolo resistore (per es. 0.1 ohm) consente di monitorare la corrente. Se il resistore è di valore molto minore rispetto alla impedenza dell’altoparlante non altera la sostanza del risultato.

 

Figura 4 : misura della distorsione di corrente, generatore. Amplificatore, altoparlante, resistore come sensore di corrente.

 

La misura della distorsione di corrente va presentata come le altre misure di distorsione: seconda, terza … ennesima armonica in percentuale (sulla corrente totale), sullo stesso grafico della risposta in frequenza. Allo stesso modo si può misurare la distorsione di intermodulazione o la Distorsione Integrale. Si potranno così trovare diffusori con x% di “distorsione di corrente” per N Volt applicati e questo fornirà un parametro che riguarda direttamente la “pilotabilità” del diffusore (nel senso che si potrà definire quanta corrente vale la pena di erogare su un certo diffusore prima che la distorsione raggiunga livelli intollerabili).

 

le figure che seguono dimostrano quanto migliora la distorsione adottando gli opportuni accorgimenti. Abbiamo due woofer da 8” che hanno lo stesso diaframma in alluminio, la stessa bobina mobile e lo gruppo magnetico, ma il primo (L22) ha un polo centrale “normale” mentre il secondo (W22) ha il polo centrale sagomato a T con  anelli di rame sopra e sotto il tra ferro .

 

Distorsione della corrente dell’altoparlante normale: verde = tensione ai capi dell’altoparlante, Blu seconda armonica, Rosso terza armonica

Distorsione della corrente dell’altoparlante linearizzato:  verde = tensione ai capi dell’altoparlante, Blu seconda armonica, Rosso terza armonica

 

La misura è stata fatta con gli altoparlanti in aria (la condizione peggiore) con circa un watt di potenza applicata. Il set up è quello mostrato in fig. 3. L’amplificatore è un Unico SE di UNISON Research e la resistenza aggiunta in serie vale 0.1 ohm (ed è responsabile della risposta in tensione non perfettamente piatta). Il polo centrale a T con anelli in rame, in questo caso, riduce la distorsione di seconda armonica di 5 volte mentre la terza armonica si riduce in misura minore ma significativa. Detto per inciso il woofer W22 è prodotto da Seas su specifiche Opera ed è impiegato nei modelli Tebaldi e Caruso.

 

 

Conclusioni

 

Definire una “impedenza dinamica” o “istantanea” o qualsiasi tipo di impedenza diversa da quella definita dalla legge Generalizzata di Ohm è oltre i limiti della follia. 

Se lo scopo è prevedere “l’interfacciabilità” tra un diffusore acustico ed un amplificatore le strade da percorrere sono :

 

-          produrre, preventivamente, diffusori con impedenza elettrica conforme alle norme DIN

-          produrre, preventivamente, amplificatori capaci di pilotare carichi di 3.2 Ohm e 60°

-          verificare la linearità dell’impedenza elettrica del diffusore attraverso la misura della distorsione della corrente.

 

Più il carico presentato all’amplificatore è lineare e costante tanto più alta è la probabilità di ottenere la massima qualità sonora dall’abbinamento amplificatore-diffusori. La misura di impedenza e la verifica della linearità dell’impedenza non richiede camera anecoica o strumentazioni particolari: basta un PC, una scheda audio full duplex e qualche riga di software…

 

Tutti i diffusori acustici Opera (aprile 2013) presentano il minimo della parte reale dell’impedenza superiore a 3 ohm.