(000) La  Standardizzazione

di Mario Bon

13 novembre 2011

(ultime revisioni  18 novembre 2015, 12 aprile 2016, 23 marzo 2017)

 

da:

Altoparlanti e normalizzazione

C. Bordone Sacerdote – G. G. Sacerdote

Istituto Nazionale Galileo Ferrarsi – c.so Massimo D’Azeglio, 42 – 10135 Torino

VOL. LXIII – N, 10 – Ottobre 1976 (pag 840)

 

“Un problema fondamentale in elettroacustica è la valutazione della qualità e delle prestazioni di un altoparlante (o diffusore acustico): finora (1976) non si può dire che da misure puramente fisiche si abbiano elementi sufficienti per poter esprimere un giudizio esauriente.

Si seguono in genere metodi tradizionali di misura di alcune caratteristiche, i quali hanno consentito di apportare un notevole contributo alle nostre conoscenze: ma l’adozione di questi metodi, se può essere considerata necessaria, non risulta tuttavia sufficiente.

Parallelamente a queste misure vengono raccolti giudizi di ascolto, i quali non possono in genere portare a una uniformità e sicurezza di valutazione poiché soggettivamente la qualità del suono emesso dall’altoparlante non trova unanimità di giudizio. Tuttavia la misura fisica deve essere considerata fondamentale, anche se non esauriente, per il fatto che è ripetibile, analizzabile e confrontabile con altre simili di diversi altoparlanti. ….”

 

Non dovrebbe essere necessario spendere parole per spiegare i vantaggi che derivano dalla  standardizzazione.  La standardizzazione è un fattore decisivo per incrementare efficienza  dei processi progettuali e produttivi. In realtà tutto il nostro pensiero tende naturalmente alla standardizzazione (o meglio alla economia di pensiero ed alla unità di trattazione). 

 

Siamo talmente abituati a convivere con la standardizzazione che non ce ne rendiamo conto. La comunicazione comincia con la standardizzazione del lessico (condivisione del lessico). La storia dell’umanità ha inizio con la scrittura ovvero la standardizzazione della corrispondenza tra un segno ed un suono. Da questo punto di vista l’Alta Fedeltà si trova in uno stadio pre-storico perché ancora non è stato standardizzato un “linguaggio” condiviso per descrivere gli attributi del suono (cosa realizzata nell’ambito della Architettura Acustica.

Gli egiziani standardizzarono le dimensioni dei mattoni, i greci gli ordini architettonici e le proporzioni dei templi, la grande produttività dei cantieri navali dell’ Arsenale a Venezia era fondata sulla standardizzazione delle parti che componevano le navi ben prima che Ford introducesse la catena di montaggio.

Colt standardizzò il calibro dei bossoli (uguali per pistole e fucili).

La standardizzazione invade ogni campo: i generi letterari (prosa, poesia,  teatro – per esempio il sonetto è una forma di poesia standardizzata), l’estetica (lo studio delle proporzioni di Vitruvio), la medicina (definizione dei protocolli di cura) e via dicendo.  La standardizzazione è antica  almeno quanto il linguaggio.

 

La standardizzazione, la catena di montaggio e, infine, l’ automazione hanno determinato un tale aumento della produttività e riduzione dei costi, da rendere necessaria la riduzione della vita media dei manufatti  dando vita alla “Società dei Consumi”: per lavorare tutti dobbiamo produrre e acquistare cose inutili e  che  durano pure poco. Questo non è necessariamente un bene.

 

Ogni nuovo standard fissato è un passo verso la “unità di trattazione” che consente  “economia di pensiero” (e di memoria).  Unità di trattazione ed economia di pensiero permettono di aumentare il “numero” di  nozioni e conoscenze del singolo individuo e questo è essenziale per risolvere i problemi di natura interdisciplinare (che sono sempre di più a partire dalla medicina e anche dalla elettracustica).

 

Standardizzazione e normative vanno a braccetto. Se la standardizzazione mette a disposizione dispositivi con caratteristiche dimensionali e strutturali definite e costanti, le normative  rendono questi dispositivi affidabili e sicuri. Il fine della standardizzazione è l’efficienza e la affidabilità (intesa anche come riparabilità). Il fine della normativa è la sicurezza.

Quando utilizziamo dispositivi standardizzati nel quadro di una normativa possiamo contare contemporaneamente su efficienza, affidabilità e sicurezza.  

 

Nel campo dell’elettronica la standardizzazione è dilagante: l’amplificatore operazionale e i dispositivi digitali ne sono l’ esempio. I valori dei componenti passivi sono standardizzati, l’impedenza dei cavi è standardizzata. Quando cambiamo il televisore non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello di cambiare il cavo dell’antenna: il cavo dell’antenna funziona con qualsiasi televisore (è standardizzato). Nel campo dell’elettronica digitale la standardizzazione delle caratteristiche di ingresso e di uscita (fun_in e fun_out) consente di collegare tra loro dispositivi con funzioni diverse e realizzare macchine estremamente complicate. Senza la standardizzazione l’elettronica digitale si sarebbe sviluppata più lentamente e con costi molto superiori. 

 

Nel settore HiFi la standardizzazione esiste per certe cose e per altre no.  Il formato delle sorgenti è standardizzato (LP, CD, file audio, ecc.) mentre per le caratteristiche di ingresso e uscita della apparecchiature o non esiste o non viene rispettata e siamo ancora alle prese con i problemi di “accoppiamento” e “sinergia” tra dispositivi diversi. Problemi che non dovrebbero esistere.

 

Una delle poche cose su cui quasi tutti sono d’accordo è che l’amplificatore “dovrebbe” comportarsi come un generatore di tensione ma, anche qui, c’è l’eccezione dei monotriodi non retroazionati e degli amplificatori a valvole senza trasformatore (OTL) che presentano fattori di smorzamento anche inferiori all’ unità.

 

Consideriamo la catena di riproduzione in tre possibili varianti:

 

giradischi, pick-up (con relativo cavo)

cavo giradischi->RIAA

Lettore CD

Lettore CD

cavo RIAA -> Preamplificatore

Cavo lettore -> pre

Cavo lettore->integrato

Preamplificatore

Preamplificatore

 

Integrato

cavo pre-finale

cavo pre-finale

Finale

Finale

cavo finale->diffusori

cavo finale->diffusori

cavo integrato->diffusori

Diffusori

Diffusori

Diffusori

Diffusori -> ambiente

Diffusori -> ambiente

Diffusori -> ambiente

 

La prima catena (colonna a sinistra) è formata da 9 dispositivi mentre l’ultima ne comprende 6. Limitiamoci a  considerare i 10 migliori giradischi, pre amplificatori, cavi, amplificatori ecc. e lasciamo da parte l’ambiente. Nel primo caso le combinazioni sono dieci milioni nell’ultimo “solo” centomila. Ma il numero delle combinazioni non è il problema.

 

Limitiamoci a tre soli elementi.  Per collegarli servono  2 cavi:

 

- il cavo tra sorgente e pre
- il pre
- il cavo tra pre e finale.

 

Questi 3 oggetti, attualmente, vengono scelti senza garanzia di ottenere il risultato migliore perché chi produce i cavi o  pre amplificatori lo fa "come gli sembra meglio" e non "come va fatto". Quindi tutti fanno del loro meglio ma questo non esclude che vadano in direzioni diverse. Ne segue che attualmente

 

comprare i migliori componenti non garantisce il migliore risultato.

 

Se esistesse uno standard tutti lavorerebbero nella stessa direzione e per il meglio (e tutto funzionerebbe meglio): acquistando i migliori apparecchi e i migliori cavi si otterrebbe anche la qualità complessiva migliore.
Di conseguenza nei forum si discuterebbe della qualità intrinseca degli apparecchi e non di come accoppiarli.

La standardizzazione delle caratteristiche di ingresso/uscita non è tanto questione dei valori in sé quanto di stabilire valori  uguali per tutti. Per esempio l' impedenza di uscita di in lettore CD potrebbe essere scelta uguale all'impedenza dei cavi standard (50, 75, 110 ohm ...). Per l'impedenza di ingresso si potrebbe scegliere un valore alto tipo 47kohm per l’ingresso RIAA e 10Kohm per gli ingressi ad alto livello. Così facendo sarebbe garantito l’adattamento sul lato sorgente, l’attenuazione e la risposta in frequenza (definendo anche la capacità di ingresso). In sostanza la sostituzione del solo preamplificatore comporterebbe una variazione della qualità complessiva dovuta solo alla qualità del preamplificatore (e non dei cavi). Attualmente sostituendo il preamplificatore il risultato dipende da sette elementi:

 

-          dalla impedenza di uscita della sorgente

-          dal cavo tra sorgente e pre

-          dalla impedenza di ingresso del  pre

-          dalla qualità intrinseca del pre

-          dalla impedenza di uscita del pre

-          dal cavo tra pre e finale

-          dalla impedenza di ingresso del finale 

 

Si usa dire che il risultato dipende della “sinergia” di queste variabili (che oggi sono variabili aleatorie). Se le impedenze di ingresso e di uscita dei dispositivi audio fossero standardizzate, anche l’impedenza dei cavi lo sarebbe e si potrebbe ascoltare un lettore CD in negozio e portarlo a casa essendo sicuri di ottenere lo stesso risultato ascoltato in negozio.

 

Consideriamo gli acquisti tramite internet: è affidabile acquistare un lettore CD senza sapere come si “accoppia” con il nostro amplificatore? Possiamo comprare un cavo di segnale senza prima “provarlo”? La standardizzazione aprirebbe le porte ad acquisti più sicuri ed economici. Pochi hanno colto questo aspetto del problema che sembra essere molto chiaro a chi avversa la standardizzazione.

 

La mancanza di standardizzazione viene utilizzata a fini commerciali per esempio per "incoraggiare" gli abbinamenti monomarca (per esempio pre e finale). Pensiamo ai cavi di segnale: il guadagno percentuale, ottenibile dalla vendita di un cavo, è maggiore rispetto a qualsiasi altro dispositivo audio: basta pesare un cavo “esoterico” e confrontarne il costo con quello dei metalli pregiati. Se ingressi e uscite fossero standardizzati esisterebbero pochi tipi di cavi: sostanzialmente quello lungo e quello corto .

 

Alcune norme esistono, per esempio le norme DIN 45500 (oggi IEC). Ma come si può fare per promuovere la standardizzazione?

Un ruolo fondamentale lo hanno le riviste di settore. Per esempio quando una rivista prova un diffusore acustico dovrebbe sempre pubblicare la misura dell’impedenza elettrica (misura semplice che richiede una strumentazione che si compra in rete per meno di 150 dollari) e dire se rispetta o meno almeno i valori minimi indicati dalla normativa. La misura di impedenza non dice come suona il diffusore ma indica in quali condizioni dovrà lavorare l’amplificatore. Chiedere ad un importatore di non commercializzare certi prodotti è utopistico ma, se poi nessuno li compra, le cose si aggiustano da sole. L’utente finale, l’audiofilo, da questo punto di vista, potrebbe fare molto orientando gli acquisti in certe direzioni piuttosto che altre ma dovrebbe conoscere le caratteristiche delle apparecchiature (non sempre debitamente dichiarate e documentate) e qui torniamo al ruolo delle riviste.

 

 

 

DATS V2

Consente di misurare l’impedenza di un sistema di altoparlanti.

Costa meno di centocinquanta dollari e può essere adoperato correttamente da un bambino di 5 anni.

 

 

 

Comunque la prima cosa da fare è evidenziare il problema e renderlo pubblico.

Chi scrive ha sempre tenuto nella massima considerazione le caratteristiche di interfaccia realizzando diffusori  acustici nel rispetto delle norme DIN (minimi di impedenza  non inferiori a 3.2 ohm come modulo e 3 ohm come parte reale). Ma, evidentemente, non basta. Anzi, nell’immaginario collettivo i diffusori difficili da pilotare, che richiedono  molta corrente, ecc. sembra celino doti superiori che emergono solo quando siano “ben pilotati”.

In effetti è molto comodo realizzare un diffusore con i minimi  a 1 ohm e  poi, se non suona come atteso, dare la colpa all’amplificatore.

Le cose devono andare esattamente al contrario: il diffusore deve essere pilotabile  dalla gamma di amplificatori più ampia possibile. Specialmente se costa caro.

 

Una regola semplice per comprendere il valore di un diffusore acustico è considerare il costo dell’amplificatore adatto per pilotarlo.  Purtroppo viviamo in un mondo dove vengono immessi nel mercato diffusori acustici (Scintilla) che possono essere pilati solo da alcuni amplificatori dopo aver modificato le protezioni.