Stimoli, Sensazioni, Percezioni, Emozioni, Sentimenti

e gli Attributi del Suono

 

(da Wikipedia, Dizionario Medico della Salute – Fondazione U. Veronesi e altre fonti)

riassunto e sintetizzato da Mario Bon

24 gennaio 2013 – ultima revisione 22 marzo 2017

 

Paragradi di questo capitolo

Premessa

Sensazione

Percezione

Teoria della Percezione

Altre Teoria della Percezione

Emozione

Premessa

 

Anche se non sembra centrare nulla con l’elettroacustica è essenziale avere le idee chiare su Stimoli, Sensazioni, Percezioni, Emozioni e Sentimenti.

La capacità di interagire con il mondo esterno dipende dalla sensibilità ovvero dalla capacità di un organismo di reagire alle variazioni dello stato fisico dello spazio circostante che trasmettono stimoli degli organi di senso.  Riconosciamo gli stimoli sonori (con l’udito), gli stimoli luminosi (con la vista)… non siamo sensibili ai raggi X nel senso che non esiste un organo di senso che ci avverta della loro presenza (anche se ne subiamo le conseguenze a livello di danni ai tessuti).

Nel linguaggio comune “sentire” o “percepire” vengono usati come sinonimi. In medicina (o in psicologia) sono due cose diverse. Nel Dizionario Medico della Salute alla voce Sensibilità si legge: “Capacità di un organismo di percepire stimoli…..” l’uso del verbo percepire, in questo caso, non è corretto perché la percezione non riguarda la sensibilità agli stimoli. Infatti, alcune righe più sopra, leggiamo: “…sensibilità ovvero dalla capacità di un organismo di reagire alle variazioni dello stato fisico dello spazio circostante…”.

Riassumiamo con una tabella:

 

Stimolo

 

in medicina è qualunque cosa riesca ad eccitare un organismo o parte di esso, provocando una risposta o l'attivazione dello stesso.

Stimolo Luminoso, stimolo sonoro, stimolo tattile, ecc.

Sensazione

informazione recepita dal sistema nervoso a seguito di uno stimolo esterno.

lo stimolo è la causa, la sensazione è l’effetto.

Vedere anche l Legge di Stevens.

Legge di B. Weber: individua l’intensità minima di uno stimolo necessaria per ottenere una sensazione. Definisce anche la soglia differenziale ovvero l’aumento minimo di intensità dello stimolo necessaria per determinare una variazione della sensazione.

Legge di Fechner: l’intensità della sensazione cresce con il logaritmo dello stimolo.

Percezione

in  psicologia  indica il processo per cui le sensazioni provenienti dal mondo esterno, ricevute attraverso gli organi di senso, vengono elaborate dalla mente e riconosciute.

Sei principi generali di organizzazione delle sensazioni:

Percepire significa riconoscere.

1

Gli stimolo percettivi tendono ad assumere struttura organiche

2

Le forme tendono ad organizzarsi in strutture autonome o figure che si staccano dallo sfondo

3

Percepire una forma è anche percepire il suo significato

4

Ogni forma ha una qualità (pregnanza) che la caratterizza e facilita il suo costituirsi come figura rispetto allo sfondo

5

Le forme simmetriche e complete tendono a conservarsi stabili nella percezione anche se sottoposte a modifiche per modalità di percezione

6

Le forma nascono e si sviluppano in processi dinamici in cui sviluppano pregnanza e differenziazione

Emozione

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Le emozioni primarie, secondo la definizione di Robert Plutchik sono otto, divise in quattro coppie.

Altri autori hanno tuttavia proposto una diversa suddivisione.

Secondo vari autori, dalla combinazione delle emozioni primarie derivano le altre (secondarie o complesse).

Primarie: la rabbia e la paura,   la tristezza e la gioia , la sorpresa e l'attesa,  il disgusto e l'accettazione

Secondarie o complesse: allegria, vergogna, ansia, rassegnazione, gelosia, speranza, perdono, offesa, nostalgia, rimorso, delusione

Sentimenti

Vengono dopo le Emozioni

 

 

Qui di seguito Stimolo, Sensazione, Percezione ed Emozione vengono descritte con maggiore dettaglio. Die sentimenti non si parlerà perché sono troppo distanti rispetto allo scopo di questo scritto. Per chi fosse interessato o semplicemente curioso…….

 

Stimolo

 

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Lo stimolo sonoro è costituito da una variazione di pressione che colpisce il timpano mettendolo in movimento. Lo stimolo visivo è un’onda elettromagnetica con lunghezza d’onda di circa 5000 Armstrong, …..

Lo stimolo è una modificazione fisica dello spazio che ci circonda in grado di eccitate uno o più organi di senso (o recettori in generale). Sono stimoli i campi di pressione acustica, i campi elettromagnetici, i gradienti di temperatura, i campi di forze, ecc. .Gli stimoli sono anche segnali ed i segnali possono contenere messaggi.

Il microfono misura lo stimolo (la variazione di pressione atmosferica) su una superficie molto piccola (che possiamo considerare puntiforme in particolare per i microfoni da un ottavo di pollice la cui membrana ha un diametro di 0.3175 millimetri pari a 5.4 volte la lunghezza d’onda a 20kHz).

 

Sensazione

 

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La sensazione, dal punto di vista fisiologico, è la modificazione dello stato del nostro sistema neurologico a causa del contatto con l'ambiente tramite gli organi di senso. I canali sensoriali sono: udito, vista, olfatto, gusto, tatto, cinestesia(*) ed equilibrio e sensazione di dolore. Ognuno di essi si avvale di organi di senso specifici (occhi, orecchi, naso, pelle…).

 

Con la formulazione della legge di Weber-Fechner (giudicata la prima legge scoperta nella storia della psicologia sperimentale) la filosofia della psicologia viene inserita tra  le scienze naturali. (Cfr. Pietro Boccia, Psicologia generale e sociale. Corso introduttivo di psicologia, sociologia e statistica, M&P edizioni, 1999 p.16)

 

(*) Cinestesia: Termine proposto da H.C. Bastian per indicare la sensibilità muscolare, cioè quella forma di sensibilità propriocettiva i cui recettori sono disposti nella compagine dei muscoli, nei tendini e nelle guaine e che interviene nella regolazione dell’attività motoria.

 

Modalità delle sensazioni

Le sensazioni permettono al nostro cervello di entrare in contatto con mondo esterno. Nonostante esse siano difficili da misurare direttamente, è possibile chiedere ai soggetti che le esperiscono di descriverle.

 

Lo stesso stimolo produce, in individui diversi, sensazioni simili.

 

Ciò equivale a dire che, generalmente, ogni variazione del mondo fisico viene percepito da tutti i soggetti in una maniera tale che la descrizione di tale variazione risulta molto simile. Quindi si può supporre che anche le sensazioni stesse siano simili o almeno compatibili tra di loro. Questa premessa ci permette di dire che vi siano delle relazioni psicofisiche tra alcuni stimoli (variabili fisiche) e alcune sensazioni (variabili psicologiche) che possono essere prevedibili e indipendenti dal soggetto.

 

Immaginiamo un semplice esperimento: un ricercatore pone al centro di una stanza buia un certo numero di soggetti normodotati. Ad un certo punto viene accesa una lampadina. Se ora chiediamo, dopo tale stimolazione, ad ogni soggetto di descrivere ciò che ha visto, è molto probabile che tutti i soggetti rispondano di aver visto una luce. Ciò che abbiamo detto finora ci permette di concludere che ogni soggetto ha percepito una luce simile, anche se non possiamo essere certi che la sensazione prodotta sia stata esattamente la stessa. Se poi continuiamo questo esperimento facendo vedere delle luci di intensità diversa potremo ottenere una scala di sensazioni. Un esperimento del tutto simile può essere predisposto con stimoli sonori.

Lo stimolo sonoro è la variazione di pressione atmosferica. La sensazione sonora è l’insieme di treni di impulsi che vengono veicolati dal nervo acustico verso il cervello (una specie di trasformazione di Fourier della vibrazione meccanica della membrana basilare).

 

Misura delle capacità sensoriali

Uno dei primi studi di psicologia sperimentale fu la determinazione dei limiti  delle nostre capacità sensoriali. L'essere umano non riesce a percepire tutti le variazioni dei campi  presenti in natura  (per esempio non percepiamo l’intero spettro delle onde elettromagnetiche ma solo quelle visibili). Ogni organo di senso permette di percepire solo alcuni eventi fisici e solo in un certo intervallo di ampiezza, intensità o di frequenza. Per ogni recettore sensoriale è possibile stabilire i limiti inferiore e quello superiore entro i quali un stimolo fisico viene percepito (soglie di sensibilità e di dolore).

Oltre alla soglia di sensibilità si definiscono anche le soglie differenziali che stabiliscono la minima variazione dello stimolo capace di provocare una variazione della sensazione (JND).

 

La soglia assoluta

Per soglia assoluta si intende quel particolare livello di energia (ampiezza, intensità, frequenza) che discrimina tra la sensazione e la non sensazione di un evento fisico: ad un livello di energia più basso della soglia assoluta il soggetto non sente nulla, ad un livello pari o più alto il soggetto viene stimolato.

 

Senso

Soglia assoluta

Visione

La fiamma di una candela in una notte serena e illune a 45 km di distanza

Udito

Il ticchettio di un orologio a 6 m di distanza in un ambiente quieto

Gusto

Un cucchiaino di zucchero in 9 litri d'acqua

Olfatto

Una goccia di profumo nel volume equivalente a sei grandi stanze

Tatto

L'ala di una mosca che cade sulla guancia dall'altezza di 1 cm

Stime della soglia assoluta di ciascun senso.[1]

 

Le tecniche sperimentali usate per misurare le soglia sono:

 

Il metodo degli aggiustamenti

consiste nel permettere al soggetto di aumentare direttamente e a suo piacimento il livello dello stimolo finché il soggetto stesso lo esperisce. Questo metodo non è preciso.

il metodo degli stimoli costanti.

Un operatore determina l'intensità degli stimoli che vengono via via somministrati al soggetto, il quale, per ognuno degli stimoli, deve riferire se lo ha esperito oppure no. Si è deciso di stabilire, per convezione, come soglia assoluta l'intensità che ha il 50% di probabilità di essere percepita. (in psicoacustica il 71%).

 

La soglia differenziale JND

Per soglia differenziale si intende la differenza minima di intensità che uno stimolo deve avere da un altro affinché vengano percepiti come diversi. I metodi sperimentali usati per studiarla sono simili a quella della soglia assoluta e come essa è definita come la differenza fisica che viene percepita il 50% delle volte e prende anche il nome di JND. Fin dai primi studi fu chiaro che i nostri recettori hanno una JND più bassa alle basse intensità e più alta alle alte intensità. Intuitivamente lo si può notare anche dal fatto che percepiamo facilmente la differenza di intensità tra il rumore di un ufficio un poco affollato e un aspirapolvere (corrispondenti rispettivamente a 60 e 80 dB) piuttosto che di un martello pneumatico a 2 m e la musica in discoteca (corrispondenti rispettivamente a 100 e 120 dB). Ne segue che nell’ascolto ad alto volume la sensazione di dettaglio diminuisce. Nel primo caso notiamo una certa differenza che in termini fisici è di 20 dB, mentre nel secondo caso difficilmente potremo notare una differenza sostanziale (che rimane pur sempre di 20 dB). Allo stesso modo, la differenza di peso tra un bicchiere di carta vuoto e uno contenente una moneta da 2 € è percepita come maggiore di quella tra un bicchiere con 10 monete da 2 € e uno con 11 monete da 2 € (eppure la differenza fisica tra le due situazioni sperimentali è sempre pari al peso di una moneta da 2 €).

Nel 1834 Ernst Weber notò che

 

 

\mathrm{JND} \propto I \iff \mathrm{JND} = k \cdot I

ovvero la JND è direttamente proporzionale all'intensità I dello stimolo iniziale; k è una costante di proporzionalità i cui valori variano a seconda del tipo di stimolo.

 

Ad esempio per la pesantezza, k è pari a circa 0,02: quindi la JND per un peso di 50 gr è pari a 0.02 volte 50 gr, cioè 1 gr, mentre per un peso di 500 gr la JND risulta uguale a 10 gr.

Successivamente Gustav Fechner proseguì il ragionamento partendo da una formula simile a quella di Weber.

 

 

\ dp = k\frac{dS}{S} [1]

 

dove \ dSè la variazione dell'intensità dello stimolo, \ Sè l'intensità iniziale dello stesso, \ k è un parametro dipendente dall'unità di misura dello stimolo e  \ dp è la variazione della percezione dell'intensità dello stimolo in questione.

 

Il termine \ dp non ha lo stesso significato della JND. Infatti, \ dp indica solo la differenza percepita tra i due stimoli, non la differenza minima che può essere percepita. Integrando entrambi i membri della [1] si ottiene che

 

\ \int dp = k \int \frac{dS}{S} \to p = k \ln{S} + C

 

dove \ C è la costante di integrazione.

È possibile determinare lo stato iniziale dello stimolo, ovvero il livello di stimolo tale che la percezione risulta nulla, ponendo \ p=0  ed ottenendo così:

 

\ C = - k \ln{S_0}

 

da cui risulta l'espressione formale della legge di Weber-Fechner:

 

 

 p = k \ln{\frac{S}{S_0}}.

 

 

legge di Weber-Fechner

 

Da questa formula si evince che l'intensità esperita è proporzionale al logaritmo del rapporto tra l'intensità dello stimolo \ Se quello dello stimolo \ S_0. In modo intuitivo questa formula significa che l'intensità esperita varia a seconda del rapporto tra gli stimoli e che più il rapporto è grande, meno velocemente la soglia differenziale aumenta.

 

La legge di Stevens

Nel 1956, Stanley Smith Stevens cercò di studiare e di quantificare la soglia differenziale attraverso il metodo della stima di grandezza. Ossia, il ricercatore somministrava uno stimolo (ad esempio un suono) e ne comunicava l'intensità al soggetto sperimentale (ad esempio l'intensità era pari a 20). Successivamente il ricercatore somministrava altri stimoli ad intensità diverse e chiedeva al soggetto di stimarne l'intensità per confronto con quella del primo stimolo. Il soggetto quindi rispondeva 10 (seguendo l' esempio qui proposto) se esperiva un'intensità dimezzata rispetto a quella del primo stimolo, mentre rispondeva 40 per una intensità doppia. Facendo poi una media delle risposte di molti soggetti alle varie intensità, Stevens formulò una legge:

 

 

 

\ S = k \cdot I^b

 

Legge della potenza di Stevens

(di natura statistica)

dove S è il giudizio sensoriale del soggetto, I l'intensità dello stimolo e k una costante che dipende dall'unità di misura scelta.

 

Al variare di b, si ottengono differenti curve a seconda del tipo di stimolo somministrato. Nel caso in cui b è uguale a -1, le relazioni tra intensità e sensazione diventa quella della legge di Weber-Fechner. Ma la legge di Stevens risulta essere più generale rispetto a questa, poiché permette di includere in un'unica legge, gli andamenti Sensazione/Intensità di altri stimoli: se b è uguale a 1, la sensazione è direttamente proporzionale all'intensità, come accade nel caso della lunghezza apparente; se b è maggiore di 1, il giudizio sensoriale del soggetto, al cresce dell'intensità, aumenta sempre più velocemente, come accade per la scossa elettrica (cioè si ha un andamento opposto rispetto a quello postulato dalla legge di Weber-Fechner).

 

Da quanto detto fin qui risulta che la sensazione, in qualche modo, è misurabile o meglio stimabile.

A questo punto vale la pena ricordare la differenza tra una grandezza monodimensionale (rappresentabile in una scala per esempio da 1 a 10) e una grandezza multidimensionale (come lo spettro dove, per esempio, non si può dire che lo spettro di un violino sia maggiore o minore di quello di un pianoforte….)

 

Una volta catturato a livello di sensazione, lo stimolo fisico è pronto per essere elaborato  attraverso il processo  della percezione.

 

 

 

Note

  1. Fonte: Galanter [1962]
  2. Ernest R. Hilgard, Richard Atkinson, Rita Atkinson, Psicologia, Giunti Editore, Firenze p.125
  3. Giudicata la prima legge scoperta nella storia della psicologia sperimentale (1860) che ha consentito l'emancipazione dalla filosofia della psicologia che comincerà ad essere inserita nell'alveo delle scienze naturali. (Cfr. Pietro Boccia, Psicologia generale e sociale. Corso introduttivo di psicologia, sociologia e statistica, M&P edizioni, 1999 p.16)

 

Bibliografia

  1. Ernest R. Hilgard, Richard Atkinson, Rita Atkinson, Psicologia, Giunti Editore, Firenze
Percezione

La percezione è il processo psichico che opera la sintesi dei dati sensoriali in forme dotate di significato. Gli assunti allo studio della percezione variano a seconda delle teorie e dei momenti storici.

È possibile operare una prima distinzione tra

 

la sensazione legata agli effetti immediati ed elementari del contatto dei recettori sensoriali con i segnali provenienti dall'esterno e in grado di suscitare una risposta

la percezione che corrisponde all'organizzazione dei dati sensoriali in un'esperienza complessa ovvero al prodotto finale di un processo di elaborazione dell'informazione sensoriale da parte dell'intero organismo.

 

Le principali discipline che si sono occupate di percezione sono la psicologia, la medicina e la filosofia.

La psicologia associazionista considerava la percezione come la somma di più stimoli semplici legati in modo diretto al substrato fisiologico degli apparati sensoriali. Con lo sviluppo e il consolidamento della psicologia della Gestalt, il centro dell'indagine sui processi percettivi passa dalla precedente concezione elementaristica alla percezione come risultato di un'interazione e organizzazione globale di varie componenti.

Prima di esporre le varie teorie che si sono occupate della percezione, è opportuno comprendere i processi che ne stanno alla base. Tali processi sono di due tipi: la categorizzazione e l'identificazione.

 

Passo 1: Categorizzazione

La categorizzazione è il processo mediante il quale assegniamo un oggetto a una categoria (un elemento ad un insieme -> concetto di insieme, proprietà di appartenenza). Ad esempio, un oggetto di forma tondeggiante, liscio e con un picciolo in mezzo fa parte della categoria frutta.

Passo 2: Identificazione

Assegnata la categoria dobbiamo "identificare l'oggetto", ovvero dargli un nome. L'oggetto liscio e tondeggiante col picciolo in mezzo si chiama mela (processo di identificazione.)

 

La categorizzazione e l'identificazione richiedono processi cognitivi elevati, come ad esempio tutto ciò che sappiamo sull'oggetto, le impressioni che ci siamo fatti su di esso, ecc. (si immagini per esempio il riconoscimento del suono di un particolare strumento).

Se medici e psicologi studiassero la Teoria degli Insiemi non parlerebbero di identificazione e categirizzazione ma di insiemi e di proprietà di appartenenza (che sono il concetto primitivo e la proprietà primitiva).

 

 

Stimolo distale e prossimale

Ci sono due tipi di stimoli che noi usiamo per crearci la nostra rappresentazione percettiva degli oggetti:

 

stimolo prossimale

è quello stimolo da cui noi dobbiamo ricavare informazioni per arrivare allo stimolo distale.

stimolo distale

ciò che noi percepiamo, la presenza fisica dell'oggetto.

 

Il fatto che la mela sia rotonda, che abbia il picciolo in mezzo etc., fanno tutti parte dello stimolo prossimale, perché grazie a queste informazioni si arriva a capire che quella è una mela, quindi allo stimolo distale. In sintesi, il processo della percezione richiede che il sistema percettivo ricopi le informazioni contenute nello stimolo prossimale per crearsi la rappresentazione percettiva dell'oggetto, o stimolo distale.

Questo passaggio non avviene sempre in modo corretto: quando il sistema percettivo commette degli errori sperimentiamo quelle che chiamiamo illusioni. Una illusione è una rappresentazione sbagliata che noi ci siamo fatti di un oggetto. Quando qualcosa è freddo può sembrare bagnato. Questo è un esempio di illusione. Fonte: "Daniel levitin", "Foundations of cognitive psychology".

Vi sono due processi fondamentali che il sistema percettivo mette in atto per arrivare allo stimolo distale:

 

bottom-up

quando la rappresentazione percettiva dell'oggetto è guidata dalle sue caratteristiche

top-down

quando la rappresentazione percettiva è guidata dalle esperienze passate dell'individuo, ad esempio da tutto quello che io conosco sull'oggetto

 

Per quanto riguarda il suono gli stimoli distali potrebbero essere:

 

-          il contenuto spettrale

-          le dimensioni apparenti della sorgente

 

La percezione dello stimolo distale avviene attraverso un processo top-down (identificazione di pattern spettrali compatibili).

 

Anche qui, se medici e psicologi conoscessero la Teoria degli Insiemi, non parlerebbero di stimoli prossimale e distali ma di riconoscimento di sistemi che avvengono attraverso il riconoscimento degli elementi dell’insieme di supporto, il riconoscimento delle relazioni tra gli elementi dell’insieme di supporto ed il riconoscimento di un isomorfismo tra l’oggetto visto e la rappresentazione di esso presente in memoria.

La Teoria degli Insiemi è nata con Cantor nel 1876 circa ed è stata sviluppata negli anni successivi.Dal 1960 è parte dei programmi ministeriali della scuola pubblica italiana. Von Neumann potè stabilire che la meccanica Quantistica di Heisemberg e quella di Schroedinger erano equivalenti in quanto rappresentavano due spazi di Hilber tra loro isomorfi. L’isomorfismo è quindi noto dai primi anni del XX secolo. Almeno cento anni fa.

 

Teoria della Percezione

 

 

 

La percezione e la psicologia della Gestalt

 

La Gestalt, mediante un approccio fenomenologico alla percezione, canonizza una serie di leggi percettive indipendenti dall'esperienza esterna (quindi non legate a fenomeni di apprendimento) e presenti sin dalla nascita.

Queste leggi analizzano l'organizzazione figurale prendendo in considerazione la separazione della figura dallo sfondo (attraverso il colore, la densità, la trama, il contorno). Max Wertheimer, il padre della psicologia della Gestalt, ipotizzò le seguenti leggi:

 

  1. La legge della sovrapposizione: le forme sopra sono figure. Perché si verifichi una sovrapposizione è allora necessario che ci siano indizi di profondità.
  2. La legge dell'area occupata. La zona distinta che occupa un'estensione minore tende ad essere colta come figura, mentre quella più estesa come sfondo. Risulta importante anche orientamento dell'area occupata. Questo meccanismo di identificazione degli oggetti sullo sfondo funziona anche se la chiusura è incompleta
  3. Legge dell'organizzazione percettiva sulla base del destino comune. Tale meccanismo di vicinanza risulta saliente non solo a livello di modificazioni dello spazio, ma anche del tempo.

 

Altri studi, sempre afferenti alla psicologia gestaltista, si sono occupati di postulare le leggi generali volte a sintetizzare più elementi in un'unica percezione globale:

 

  1. La legge della Gestalt, che sintetizza l'intera logica della percezione, è quella della semplicità o della "buona forma": i dati vengono infatti organizzati nella maniera più semplice e più coerente possibile, rispetto alle esperienze pregresse.
  2. La legge del raggruppamento per somiglianza: in elementi disposti disordinatamente, quelli che si somigliano tendono ad essere percepiti come forma, staccati dallo sfondo e divenire una figura. La percezione della figura risulta tanto più forte quanto più forte è la somiglianza.
  3. Legge della buona continuazione (o continuità della direzione): si impone come unità percettiva quella che offre il minor numero di irregolarità od interruzioni, a parità delle altre proprietà.

 

Altri studi si sono invece occupati di determinare gli elementi figurali utilizzati per la percezione della terza dimensione. Essa risulta infatti legata alla percezione del movimento. I principali indicatori identificati sono:

 

 

Le leggi della percezione sono dette autoctone ritenute innate e non frutto dell'apprendimento, anche se si è visto che esiste una progressione evolutiva nella elaborazione delle percezioni. Fin dai primi mesi il neonato è in grado di riconoscere i colori e le forme (in particolare la figura umana), ma solo più tardi acquisterà la "costanza percettiva", ossia la capacità di collegare una forma o figura già conosciuta, con una diversa in cui riconosce caratteristiche di somiglianza (ad es. una statua viene associata ad una persona).

 

Supponiamo di ascoltare un’orchestra: i vari strumenti vengono riconosciuto come figure separate dallo sfondo. Affinché ciò avvenga il suono deve possedere l’attributo detto Chiarezza. Grazie all’ascolto critico (ascolto intenzionale) possiamo concentrarci e “sentire” un singolo strumento. Anzi: sentiamo sempre una “cosa” alla volta.

 

Altre Teorie della Percezione

 

La teoria di Helmholtz sulla percezione

 

Il modello di Hermann Helmholtz sottolinea l'importanza dell'esperienza nella percezione, enfatizzando il ruolo dei processi mentali nell'interpretazione degli stimoli. Gli stimoli eccitano il sistema nervoso e così il soggetto, in base alle sue esperienze passate sull'oggetto (le sue conoscenze e le sue memorie) può sviluppare quelle che Helmholtz chiama "inferenze (ipotesi) inconscie".

Helmholtz suddivide il processo percettivo in due stadi:

 

 

Nella teoria di Helmholtz sono presenti i precursori di quello che in seguito sarà definito come "costruttivismo cognitivo" applicato alla percezione, basato sul presupposto che "i processi cognitivi coinvolgono quelle che si chiamano inferenze induttive, o problem solving intelligenti". In pratica, secondo il costruzionismo cognitivo, i processi percettivi tentano di "costruire una descrizione che meglio si adatta alla situazione, usando ad esempio i contesti percettivi dello stimolo".[1]

 

Realismo ecologico o “teoria della percezione diretta”

 

Secondo tale teoria la percezione non è niente di più che l'immediata ricezione dell'informazione. Questo approccio apparve in forma "embrionica" nel libro di Gibson "La percezione del mondo visuale".

 

La percezione e il paradigma del New Look of Perception

 

Mentre in Europa si sviluppava la Gestalt, incentrandosi, attraverso le sue leggi universali, sugli elementi fenomenologici del percetto, negli Stati Uniti prendeva piede dagli anni 50 il paradigma del New Look of Perception.

Tra i maggiori esponenti di questi studi è possibile ricordare Jerome Bruner. Con questa scuola acquisisce l'importanza, del tutto trascurata dall'approccio della Gestalt, delle attività e del valore (personale e sociale) dell'oggetto percepito. Le forme, non più innate, sono ancorate ai bisogni e agli scopi degli individui (in sostanza dollari come ci si può aspettare da ogni buon americano). I valori e i bisogni personali diventano elementi chiave attraverso cui strutturare il processo percettivo. Oggetti e simboli ritenuti significativi dalla persona possono essere percepiti in maniera distorta, e dissonanti dall'approccio fenomenologico della percezione portato avanti dalla Gestalt.

 

 

Note

  1.  "Handbook of Psychology", vol. 4 "Experimental psychology".
  2. Canestrari R., Godino A., (2007) La psicologia scientifica. Nuovo trattato di psicologia. Clueb, Bologna. ISBN 978-88-491-2736-2

 

 

Emozione

da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Nota: essendo sostanzialmente soggettive le emozioni non possono essere prese come riferimento per la riproduzione HiFi di programmi musicali.

 

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.

In termini evolutivi, o darwiniani, la loro principale funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell'individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente.

Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d'animo.

 

Reazioni psicofisiologiche

Secondo la teoria centrale di Cannon-Bard,[1][2] lo stimolo emotigeno, che può essere un evento, una scena, un'espressione del volto o un particolare tono di voce, viene elaborato in prima istanza dai centri sottocorticali dell'encefalo, in particolare l'amigdala che riceve l'informazione direttamente dai nuclei posteriori del talamo (via talamica o sottocorticale) e provoca una prima reazione autonomica e neuroendocrina con la funzione di mettere in allerta l'organismo. In questa fase l'emozione determina quindi diverse modificazioni somatiche, come ad esempio la variazione delle pulsazioni cardiache, l'aumento o la diminuzione della sudorazione, l'accelerazione del ritmo respiratorio, l'aumento o il rilassamento della tensione muscolare.
Lo stimolo emotigeno viene contemporaneamente inviato dal talamo alle cortecce associative, dove viene elaborato in maniera più lenta ma più raffinata; a questo punto, secondo la valutazione, viene emessa un tipo di risposta considerata più adeguata alla situazione, soprattutto in riferimento alle "regole di esibizione" che appartengono al proprio ambiente culturale. Le emozioni, quindi, inizialmente sono inconsapevoli; solo in un secondo momento noi "proviamo" l'emozione, abbiamo cioè un sentimento. Normalmente l'individuo che prova una emozione diventa cosciente delle proprie modificazioni somatiche (si rende conto di avere le mani sudate, il battito cardiaco accelerato, etc.) ed applica un nome a queste variazioni psicofisiologiche ("paura", "gioia", "disgusto", ecc.).
Si possono tuttavia avere delle reazioni emotive, delle quali però si è inconsapevoli, anche in assenza di modificazioni psicofisiologiche, come è stato proposto dal neuropsicologo Antonio Damasio, attraverso i circuiti del "come se"[3]. Si può inoltre avere una reazione psicofisiologica ma non essere in grado di connotarla con una etichetta cognitiva, come nel caso dell'alessitimia.

 

Caratteristiche delle emozioni

Replicando gli studi compiuti da Charles Darwin nel libro pionieristico "L'espressione delle emozioni negli uomini e negli animali" (1872), lo psicologo americano Paul Ekman ha confermato che una caratteristica importante delle emozioni fondamentali è data dal fatto che vengono espresse universalmente, cioè da tutti in qualsiasi luogo, tempo e cultura attraverso modalità simili[4]. Come suggerisce il titolo del libro di Darwin, anche gli animali provano emozioni: hanno circuiti neurali simili, hanno reazioni comportamentali simili e le modificazioni psicofisiologiche da essi sperimentate svolgono le stesse funzioni. Allo stato attuale non è possibile affermare che gli animali provino anche i sentimenti, perché ciò richiederebbe che abbiano una forma di coscienza. Ekman, ha analizzato come le espressioni facciali corrispondenti ad ogni singola emozione interessino gli stessi tipi di muscoli facciali e allo stesso modo, indipendentemente da fattori quali latitudine, cultura e etnia. Tale indagine è stata suffragata da esperimenti condotti anche con soggetti appartenenti a popolazioni che ancora vivono in modo "primitivo", in particolare della Papua Nuova Guinea.

L'emozione ha altresì effetto sugli aspetti cognitivi: può causare diminuzioni o miglioramenti nella capacità di concentrazione, confusione, smarrimento, allerta, e così via. Il volto e il linguaggio verbale possono quindi riflettere all'esterno le emozioni più profonde: una voce tremolante, un tono alterato, un sorriso solare, la fronte corrugata indicano la presenza di uno specifico stato emotivo.

 

Lo sviluppo delle emozioni

Il neonato evidenzia tre emozioni fondamentali che vengono definite "innate": paura, amore, ira.
Entro i primi cinque anni di vita manifesta altre emozioni fondamentali quali vergogna, ansia, gelosia, invidia.
L'evoluzione delle emozioni consente al bambino di comprendere la differenza tra il mondo interno ed esterno, oltre a conoscere meglio se stesso.
Dopo il sesto anno di età, il bambino è capace di mascherare le sue emozioni e di manifestare quelle che si aspettano gli altri da lui.[5]
A questo punto dello sviluppo il bambino deve imparare a controllare le emozioni, soprattutto quelle ritenute socialmente non convenienti, senza per questo indurre condizioni di disagio psicofisico.[6]

 

Classificazione delle emozioni

Le emozioni primarie, secondo una recente definizione di Robert Plutchik[7] sono otto, divise in quattro coppie:

Altri autori hanno tuttavia proposto una diversa suddivisione.

Secondo vari autori, dalla combinazione delle emozioni primarie derivano le altre (secondarie o complesse):

 

Aspetti patologici

L'  alessitimia è l'incapacità o l'impossibilità di percepire, descrivere e verbalizzare le proprie o le altrui emozioni.

 

Note

  1. Cannon W.B. (1920) Bodily Changes In Pain Hunger Fear And Rage. Appleton & Co., New York.
  2. Schachter S., Singer J. (1962) Cognitive, Social, and Physiological Determinants of Emotional State. Psychological Review, 69, pp.379-399.
  3. Damasio A., L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano, 1995, ISBN 978-88-459-1181-1
  4. Ekman P., Basic Emotions. In: T. Dalgleish and M. Power (Eds.). Handbook of Cognition and Emotion. John Wiley & Sons Ltd, Sussex, UK, 1999.
  5. Coppola O., Psicologia dello sviluppo ed educazione, Napoli, Ediz. Simone, 1999, pag. 163, ISBN 978-88-244-5228-1
  6. Coppola O., Psicologia dello sviluppo ed educazione, Napoli, Ediz. Simone, 1999, pag. 166, ISBN 978-88-244-5228-1
  7. Plutchik R., The Nature of Emotions, American Scientist, July-August 2001.