Attributi del Suono e Percezione

 

di Mario Bon e Renato Giussani

25 gennaio 2013

ultima correzione 15 gennaio  2017

 

 

Quando valutiamo un dispositivo o un sistema audio dobbiamo valutare il suono che produce non il dispositivo in quanto tale.

Se non si concorda su questo punto è inutile continuare.

 

 

Lo scopo

 

Gli attributi del suono sono stati definiti e correlati ai risultati delle misure. Questo già consente di prevedere, in sede di progetto, la qualità sonora di un auditorium e, entro certi limiti,  di un sistema di riproduzione audio. Per completezza si deve spiegare come (o dove) gli attributi del suono si inseriscono nell’ ambito della teoria della percezione.  Ai fini della correlazione tra attributi del suono e corrispondenti grandezze misurate , questo non sarebbe necessario.

 

Per come sono stati definiti gli attributi del suono se non si accetta l’idea della “percezione critica” dovremmo buttare alle ortiche 50 anni di ricerche che, per altro, hanno dato risultati incontestabili.

 

Attributi del Suono e Percezione

 

Tutti conoscono la differenza tra Stimoli, Sensazioni, Percezioni , Emozioni e Sentimenti.

Gli attributi del suono descrivono il “suono” ovvero il prodotto del processo di percezione. L’emozione ne resta fuori.

Quando valutiamo la qualità di una catena di riproduzione utilizziamo l’ascolto critico (o ascolto intenzionale) per isolare particolari qualità o caratteristiche del suono (similmente a quanto accade nell’ effetto cocktail party). L’ascolto critico esclude, o dovrebbe escludere, dalla percezione gli aspetti più soggettivi. In sostanza cerchiamo di “sterilizzare” la percezione limitandola alle sensazioni più “fisiche” (si colga lo “spirito” di queste affermazione). Chiamiamo questo tipo di percezione  “Percezione critica” (percezione degli attributi del suono ottenuta attraverso l’ascolto critico).

Evidentemente lo stesso Beranek consciamente o inconsciamente doveva avere una idea simile.

 

Che la percezione critica sia un aspetto dell’effetto cocktail party o una funzione autonoma del nostro apparato uditivo è relativamente importante. L’importante è che esiste e che può essere affinata con l’allenamento. E’ solo l’esperienza e l’allenamento che ci consente di distinguere le differenze più tenui.

Esercitare l’ ascolto critico (ed ottenere la percezione critica) non è semplice e questo è un dato di fatto.

 

Vale la pena di precisare meglio distinguendo tre casi:

 

Caso 1:  confronto di situazioni diverse

Confronto tra due diffusori diversi

Caso 2:  confronto di situazioni molto simili

Per esempio il confronto di due cavi di potenza entrambi “ben funzionanti”

Caso 3: confronto tra situazioni uguali

L’ascoltatore crede che sia stato cambiato qualche cosa ma, in realtà, non è cambiato nulla

 

Nel caso del confronto di due diffusori una certa differenza può essere dovuta al semplice fatto che i due diffusori sono affiancati (alterando uno la dispersione dell’altro). A parte questo le differenze possono essere percepite con una certa facilità specie attraverso la commutazione rapida e l’ascolto critico può considerarsi realizzato.

 

Il confronto tra due cavi di potenza va fatto disponendo di un commutatore che consenta di “sostituire” il cavo utilizzando un telecomando (in Opera si fa così). In questo caso non cambia nulla tranne i cavi sotto test. Le differenze da percepire, se ci sono, sono molto  piccole e, per questo motivo, più sensibili al giudizio soggettivo dell’ascoltatore. La commutazione rapida è l’unica soluzione.

 

Nel terzo caso vengono confrontati  due eventi sonori uguali (come stimolo) ma il tempo trascorso tra i due eventi, in linea di principio, altera la percezione. Il solo fatto di aspettarsi una differenza ci induce a sentirla.

 

Questo per dire che la percezione critica è senz'altro possibile, ma solo quando i parametri fisici sotto esame lo consentono.  Gli aneddoti che seguono ne sono un esempio.

 

 

Due esempi sulla difficoltà di esercitare la percezione critica

In merito alla difficoltà di ottenere la “percezione critica” riporto questo aneddoto raccontatomi dall’ ing. Giussani:

 

Stavo mettendo a punto il filtro di una cassa abbastanza impegnativa (il 4 vie autocostruibile Delta 4 R5) e "sentivo" la necessità di intervenire sulla gamma medio-alta chiudendo leggermente l'incrocio mid-alto tweeter. Decisi quindi di aumentare leggermente il C serie del tweeter e andai a porgli un condensatore da mezzo uF in parallelo. Tornai al mio divano e pensai fra me e me:

"Ecco fatto! Ora sì che fa quello che deve fare e mi piace proprio. Credo proprio di avere finalmente ottenuto il risultato desiderato."

A questo punto, non avendo spostato nulla nel mio set di misura volli andare a "vedere" cosa avevo oggettivamente ottenuto e misurai la risposta in frequenza sovrapponendola alla precedente memorizzata.

Le due curve erano perfettamente coincidenti!

Allora tornai a guardare meglio il filtro sperimentale sul quale avevo agito e mi accorsi che il condensatore aggiuntivo non stava agendo affatto. Lo avevo semplicemente inserito in un foro sbagliato.  

Ora... Non posso non considerarmi in grado di effettuare un ascolto critico e di non aver cercato di metterlo in atto in quella occasione. Ma non ce l'ho fatta lo stesso...

La “prova del chiodo” è un altro esempio

 

Per giustificare la percezione critica dobbiamo fare due ipotesi:

 

Prima ipotesi

a stimoli simili corrispondono sensazioni simili.

Seconda ipotesi

Attributi del suono simili corrispondano a “percezioni critiche” simili.

 

La prima ipotesi è vera (sperimentalmente verificata). La seconda ipotesi, invece, è formulata da chi scrive ed è una estensione euristica della prima:  deriva dall’ osservazione che, di fronte allo stesso stimolo, persone diverse riescono (anche se non sempre) a condividere lo stesso giudizio critico.

Le due ipotesi portano a questo schema:

 

stimoli simili -> sensazioni simili > percezioni critiche simili

per transitività:

Stimoli simili

Corrisponde a

attributi del suono simili

E passando al mondo reale…

misura degli stimoli

Corrisponde a

misura degli attributi

 

 

Gli attributi del suono descrivono il suono percepito. Gli strumenti misurano lo stimolo (è possibile, per esempio, rilevare la pressione sonora nel condotto uditivo con grande precisione).

 

Richiamiamo brevemente gli attributi del suono per un diffusore acustico con una tabella:

 

Attributo

(percezione critica)

Misura

(dello stimolo)

 

Calore

Risposta in frequenza

Impronta spettrale dello stimolo

Fatica da Ascolto

Distorsione non lineare

Lavoro necessario per interpretare sensazioni, percezioni o messaggi non univoci (completamento automatico, dal contesto, armonico ed euristico)

Forza

Massimo SPL

Intensità dello stimolo

Chiarezza

Verticale

Waterfall, wavelet, ETC

Riconoscimento delle figure (per es. strumenti diversi)

(Teoria Olistica della Percezione)

Orizzontale

Spazialità

Differenza canale destro e sinistro – specularità

Riconoscimento dello sfondo e della posizione delle figure, illusione acustica (Teoria Olistica della Percezione: Destro+sinistro=destro+centro+sinistro)

Brillanza

Livello della sorgente ausiliaria

Contrasto tra sfondo e figure (Teoria Olistica della Percezione)

Attributi del suono per una coppia di diffusori acustici (con riferimento ai concetti di figura e di sfondo)

il messaggio si riferisce al linguaggio.

 

Nella terza colonna viene indicata la corrispondenza degli attributi con stimoli, sensazioni e percezioni.

L’ introduzione  della “percezione critica” consente di inserire gli attributi nel suono nell’ambito della teoria della percezione (e questo era lo scopo). 

 

Il sapere tutte queste belle cose non migliora il “suono” del nostro impianto ma ci indica come “gestire” la percezione quando lo valutiamo criticamente.

 

Nota Importante: dire che c’è una corrispondenza tra una percezione ed un attributo non significa che le percezioni siano misurabili (si veda Metrologia).

 

P.S.

Ringrazio Renato Giussani  per i suggerimenti e le critiche sempre costruttive.