Il diffusore Acustico

Classificazione

di Mario Bon

18 novembre 2012 (corretto 15 novembre 2015, 12 aprile 2016)

 

 

Titoli dei paragrafi di questo capitolo

- Introduzione

-Classificazione dei diffusori per Modello di Spazialità

-Classificazione in base alla amplificazione

-Classificazione dei Metodi per incrementare la radiazione delle basse frequenze

-Classificazione dei diffusori in funzione della sensibilità

-Classificazione dei diffusori in funzione del Numero di Vie

-Classificazione dei diffusori in funzione della Impedenza

 

 

 

Introduzione

 

L’altoparlante acustico è il dispositivo che trasforma il segnale elettrico presente all’uscita dell’amplificatore in  variazione di pressione  equindi in suono. Con gli altoparlanti di realizzano i “sistemi di altoparlanti”  o difusori acustici. La stereofonia prevede l’impiego di due diffusori uno per il canale destro e uno per il canale sinistro.

Questo capitolo è dedicato alla classificazione dei diversi tipi di diffusori in base al carico (adottato per la riproduzione della basse frequenze) al tipo di radiazione, alla sensibilità, al numero di vie, ecc.

 

Per quanto riguarda il tipo di carico le possibilità sono molteplici e vanno dal dipolo alle trombe con una infinità di varianti. Qui interessa una classificazione generale che aiuterà a comprendere meglio le diverse combinazioni di carico. La classificazione più interessante è quella che riguarda i  “modelli di  spazialità” perché riguarda direttamente la riproduzione della Spazialità (vds Attributi del Suono).

 

 

 

 

 

Struttura di un altoparlante dinamico a bobina mobile (un woofer)

 

Altoparlanti specializzati

Larga banda o a banda intera

Riproduce tutta la banda audio (con qualche limitazione)

Woofer

Specializzato per le note basse

Midrange

Specializzato per le note medie

Tweeter

Specializzato per le note alte

Coassiali o concentrici

Costituiti da un woofer con una tromba o un tweeter integrati nella stessa struttura. Si tratta di un vero sistema a due vie.

 

Classificazione dei diffusori per Modello di Spazialità

 

Questa è la classificazione più importante. Spazialità e Chiarezza sono attributi del suono del diffusore acustico.

Per frequenze abbastanza basse qualsiasi sorgente monopolare emette in modo omnidirezionale. Il dipolo, che non è una sorgente mnopolare, emette in modo non isotropo. Quindi la prima classificazione dovrebbe essere tra sorgenti isotrope e sorgenti anisotrope. Con l’aumentare della frequenza tutti i sistemi diventano direttivi e “distribuiscono” il suono nello spazio circostante in modo diverso. I diffusori acustici vanno classificati anche in base a come “distribuiscono” la potenza acustica nell’ambiente. Nella tabella che segue si parte della radiazione omnidirezionale (la più ampia) verso  sistemi sempre più direttivi. Ad ogni modalità di radiazione corrisponde un differente modello di spazialità.

L’essere omnidirezionale piuttosto che direttivo non è un pregio o un difetto in assoluto. Si tratta di stabilire quale tipo di modello spaziale si desidera realizzare. Consideriamo due sistemi: il sistema Bose direct/reflecting e un sistema a radiazione diretta. Il sistema Bose privilegia la LE (Listener Envelopment) ovvero la sensazione dell’ascoltatore di sentirsi “avvolto dalla musica”. Questa sensazione si paga con una minore Chiarezza. Il sistema a radiazione diretta convoglia la maggior parte dell’energia sonora verso l’area di ascolto, produce una LE ridotta ma ottimizza la Chiarezza. La terza via è costituita da sistemi che, grazie all’impiego di sorgenti ausiliarie, mantengono la Chiarezza dei sistemi a radiazione diretta aumentando la LE in modo consistente.  Affinché questo avvenga è necessario che il suono prodotto dalle sorgenti primaria ed ausiliaria non interferiscano tra loro nel punto di ascolto (pena l’effetto comb-filter e perdita della  Chiarezza). C’è chi preferisce un sistema e chi un altro e, trattandosi di gusti soggettivi, c’è poco da discutere.

I diversi sistemi, dal punto di vista dell’ascoltatore, si collocano tra due estremi: massima LE o massima Chiarezza.

La riproduzione spaziale di un diffusore è fortemente influenzata dall’ambiente. Facciamo un paio di esempi al limite. Prendiamo un diffusore omnidirezionale e poniamolo in un ambiente altamente fono assorbente (specie le pareti laterali e la parete alle spalle dei diffusori). In queste condizioni, benché omnidirezionale, il diffusore si comporterà in modo molto simile ad un diffusore a radiazione diretta (perché la radiazione omnidirezionale è stata in gran parte soppressa). Il secondo esempio concerne un diffusore a radiazione diretta posto in un grande ambiente con tempo di riverberazione “alto” con il punto di ascolto molto lontano: In questo caso si otterrà una riduzione della Chiarezza e un aumento di LE perché nel punto di ascolto arriva più suono riflesso che suono diretto.  Il modello di spazialità “predispone” il diffusore acustico all’ottenimento di un certo risultato ma si dovranno comunque fare i conti con le caratteristiche dell’ambiente.

 

Suddivisione dei diffusori per tipo di radiazione (Modelli di Spazialità)

Radiazione isotropa

Radiazione

omnidirezionale

Irradia su tutto lo spazio (4pi steradianti)

Privilegia LE

Radiazione anisotropa

Radiazione diretta con sorgente ausiliaria

Irradia frontalmente, la sorgente ausiliaria irradia posteriormente

Bilancia LE e Chiarezza

Radiazione dipolare

Irradia davanti e dietro in opposizione di fase

 

 

Privilegia Chiarezza

 

Radiazione diretta

Irradia principalmente di fronte

Sistemi direzionali (*)

Trombe e /o line-array fortemente direzionali

(*)I sistemi molto direzionali vengono impiegati nelle applicazioni professionali (rinforzo della voce, diffusione in grandi spazi) o dove il tempo di riverberazione è particolarmente alto (chiese). Non sono i più adatti per la riproduzione HiFi perchè la direttività è sempre il risultato di fenomeni di interferenza che implicano una riduzione della Chiarezza. La sorgente con la miglior risposta impulsiva è la sfera pulsante ovvero una sorgnete puntiforme. Questo può essere una concetto difficile da accettare ma è così.

 

Classificazione in base alla amplificazione

 

I diffusori acustici si dividono in attivi e passivi:

 

Attivi

Il diffusore acustico, di solito multivia, contiene al suo interno anche un amplificatore per ogni via. Ciascun amplificatore è preceduto da filtri cross-over attivi (eventuali linee di ritardo) che ne limitano la banda passante di ogni via. Questo è il sistema che genera la minor quantità di distorsione per intermodulazione.

Il diffusore attivo deve essere collegato ad un pre-amplificatore esterno (per la regolazione del volume e la selezione delle sorgenti).

Passivi

Il diffusore, quando multivia, contiene al suo interno un filtro cross-over passivo che divide la banda audio e indirizza le frequenze alte  all’altoparlante per gli alti (tweeter) e le frequenze basse all’altoparlante per le note basse (woofer). A volte possono mancare le sezioni di passa basso. Le sezioni di passa alto sono invece sempre presenti (a volte anche per i woofer). Il diffusore passivo deve essere collegato ad un amplificatore esterno.

 

In HiFi i diffusori attivi non sono molto diffusi. Al contrario nelle applicazioni professionali vengono largamente utilizzati. Negli ultimi anni è nata la moda della cosiddetta multiamplificazione passiva (vericale o orizzontale). Si tratta di un sistema a meà strada tra i sistemi attivi e passivi.

 

Classificazione dei Metodi per incrementare la radiazione delle basse frequenze

 

L’altoparlante è dotato di una membrana che, vibrando, produce una variazione di pressione nell’aria che percepiamo come suono. La membrana, avanzando, comprime l’aria sulla faccia anteriore e la decomprime sulla faccia posteriore (e viceversa). Ne segue che la quantità d’aria totale messa in movimento è nulla. Questo fenomeno si chiama “cortocircuito acustico” e si verifica quando le dimensioni dell’altoparlante sono piccole rispetto alla lunghezza d’onda del suono che deve riprodurre. Le basse frequenze hanno lunghezza d’onda di parecchi metri e, per riprodurle,  si deve impedire alla radiazione anteriore di sommarsi a quella posteriore. Ciò si  ottiene solo con uno di questi meccanismi:

 

-          separazione (della radiazione anteriore e posteriore) con interposizione di uno schermo. Uno schemo non deve essere necessariamente piano

-          soppressione (della radiazione posteriore)

-          inversione (della radiazione posteriore) per ritardo o risonanza

-          per interferenza (sistemi direttivi a bassa frequenza)

 

Qui consideriamo solo i primi tre (il quarto è un sistema composto da almeno 2 woofer con equalizzatori e linee di ritardo). 

I diffusori, rispetto alla riproduzione delle basse frequenze, vanno quindi classificati in tre categorie (separazione, soppressione, inversione). Il fatto che il diffusore sia attivo (amplificato) o passivo, ai fini di questa classificazione, è inessenziale. Il tutto è riassunto nella figura che segue.

 

Metodi per ottenere la radiazione delle basse frequenze: separazione, soppressione e inversione. Qualsiasi sistema ricade in una di questa categorie.

L’inversione può avvenire per risonanza (reflex) o per ritardo (linea di trasmissione). I sistemi a ritardo, per definizione, non sono  sistemi a fase minima (ne segue che la loro risposta impulsiva non è ottimale). La stessa cosa vale per il dipolo quando lo schermo diventa insufficiente per separare le due radiazioni.

Nello stesso diffusore multivia, possono essere presenti altoparlanti caricati in modo diverso e anche con caricamento diverso sulle due facce dello stesso altoparlante. Di norma, in un sistema a più vie, la via bassa può essere, per esempio, in reflex e le vie superiori in cassa chiusa (i tweeter a radiazione diretta sono tutti in cassa chiusa). Se si accettano i criteri di Toole si devono evitare abbinamenti che comportano forti discontinuità nel pattern di radiazione (per esempio dipolo per i bassi e trombe per gli alti). Per fortuna la “tdestimonianza autorevole” non è ammessa, in occidente, come forma di conoscenza e non siamo obbligati a seguire il pensiero dell’uno o dell’altro..

 

Nota sulla linea di trasmissione:

La linea di trasmissione, per definizione, è costituita da un condotto di sezione costante (un tubo) almeno pari alla superficie dell’ altoparlante, di lunghezza opportunamente calcolata. La bocca di uscita della linea deve trovarsi vicino all’altoparlante. Esistono delle varianti che prevedono un condotto a sezione variabile (sia convergente che divergente). La tromba può essere considerata una linea di trasmissione a sezione crescente (con profilo conico, esponenziale, ecc.). Infatti il modello matematico della propagazione all’interno di un tubo e di una tromba sono simili.


 

Metodi per ottenere la radiazione delle basse frequenze – Difetti

Per Separazione della radiazione anteriore e posteriore

Dipolo (uno schermo abbastanza ampio)

Difficile posizionamento,

dimensioni

Per Soppressione della radiazione posteriore

Cassa chiusa detta sospensione pneumatica o TEB

Possibile Mascheramento causato dalle riflessioni interne al cabinet.

Efficienza.

 

Per Inversione della fase della radiazione posteriore

Per ritardo

Linea di trasmissione

Mascheramento (come sopra)

Turbolenze, risonanze e distorsione nel condotto.

Per risonanza

Reflex

 

 

Il carico più semplice è il dipolo a schermo piano che si evolve in schermo piegato (a U o ad H che, allungandosi diventa una linea di trasmissione) lo schermo si chiude e diventa una cassa chiusa. Praticando un foro nella cassa chiusa si ottiene il reflex (con tutte le sue varianti). Questa, tra l’altro, coincide con l’evoluzione storica delle casse: dipolo, dipolo piegato-> cassa chiusa -> reflex.

In ogni configurazione l’altoparlante può essere sostituito da due altoparlanti in push-pull ed i condotti possono essere sostituiti da radiatori passivi. L’ altoparlante può essere caricato anteriormente e posteriormente in modo diverso (per esempio cassa chiusa posteriore e reflex anteriore oppure tromba anteriore e reflex posteriore).

E’ possibile, e può portare vantaggi, porre due altoparlanti (uno in reflex e uno in cassa chiusa) in parallelo (come da un vecchio brevetto USA).

 

Dal punto di vista delle prestazioni va notato che la cassa chiusa, aggiungendo all’altoparlante una elasticità lineare costituita dal volume del cabinet, produce una sensibile riduzione della distorsione non lineare. Il reflex e la linea di trasmissione riducono la distorsione solo nell’intorno della frequenza di risonanza o di accordo. Il dipolo invece non offre nessun miglioramento sulla distorsione ma non soffre del mascheramento. La cassa chiusa, opportunamente riempita di materiale fono assorbente, consente anche di abbattere il mascheramento. Tra dipolo, cassa chiusa, reflex e linea di trasmissione, il reflex è il sistema più dfficiente a bassa frequenza. Un ottimo sistema per ridurre la distorsione consiste nell’utilizzare due altoparlanti in push-pull (sacrificando il 50% dell’efficienza).

Il miglior sistema per riprodurre le basse frequenze è il “reflex con attivo soppresso e filtro acustico passa basso” realizzato con due woofer in push-pull. Questo sistema implementa quattro meccanismi di riduzione della distorsione: cassa chiusa, reflex, push-pull e soppressione della distorsione armonica residua con il filtro passa basso acustico. Purtroppo ha una banda passante piuttosto stretta e non è facile da filtrare (almeno con un filtro passivo che rispetti le norme DIN 45500 sulla impedenza).

 

Classificazione dei diffusori in funzione della sensibilità

 

La sensibilità di un diffusore acustico è il livello SPL riferito ad un metro del diffusore quando al suo ingresso viene applicato un segnale di 2.83 Vrms. La misura va eseguita in camera anecoica (o escludendo le riflessioni) nel campo lontano ed il livello misurato modificato come se la misura fosse stata fatta ad un metro di distanza.

La sensibilità e l’efficienza sono due cose diverse. In particolare la sensibilità non tiene in alcun conto l’impedenza del diffusore e richiede che questo sia collegato ad un generatore di tensione ideale (in pratica un amplificatore + cavo con fattore di smorzamento complessivo maggiore di 100).

 

Il diffusore acustico è progettato per essere pilotato da un amplificatore con fattore di smorzamento molto alto (incluso il cavo)

 

L’efficienza, in generale, è il rapporto tra la potenza prodotta e la potenza spesa per ottenerla. Per il diffusore acustico viene impiegata potenza elettrica per ottenere potenza acustica. Essendo in gioco la potenza elettrica l’impedenza dell’altoparlante assume un ruolo fondamentale.

Un limite importante è costituito dai 95 dB perché, attualmente, non esistono tweeter a radiazione diretta e flangia piatta capaci di superano tale limite. Questo significa che non è possibile, allo stato dell’arte, realizzare un diffusore acustico passivo a radiazione diretta  con sensibilità superiore a 95 dB con un singolo tweeter e senza utilizzare trombe (seppur molto corte). Esistono delle eccezioni quali i tweeter a nastro (che richiedono un trasformatore par adattare il carico) e i tweeter tipo AMT  che raggiungono anche 100 dB.

 

Classificazione dei diffusori in funzione della sensibilità

Sensibilità del diffusore

Classificazione

Meno di 82 dB

Molto Bassa

Solo per piccoli ambienti o ascolto ravvicinato

 

Bassa

82-84 dB

Bassa

85-90 dB

Media

 

Media

 

91-95 dB

Medio alta (limite di un tweeter a radiazione diretta)

96-99 dB

 Alta

Alta (solo trombe)

Da 100 in su

Molto Alta

 

Non tutti misurano la sensibilità allo stesso modo. In generale si tende a limitare la misura ad un intervallo di frequenza che esclude la gamma bassa (e quindi i rinforzi dovuto alla vicinanza delle pareti dell’ambiente) e la gamma alta (che molto spesso viene incrementata per tenere conto della riduzione della potenza acustica prodotta dal tweeter quando diventa direzionale). A seconda della metodologia si osservano scostamenti nell’ordine dei dB (in più o in meno).

Va ricordato che una sinusoide, un rumore rosa, o un’onda quadra (qualsiasi segnale) con 2.83 Vrms contengono la stessa energia. La misura della sensibilità viene fatta applicando rumore rosa a larga banda (per esempio da 300 a 10000Hz).

Applicare 2.83 Vrms di rumore rosa con banda passante 20-20kHz o 2.83 Vrms di rumore rosa con banda passante 200-10kHz non dà o stesso risultato. Infatti se si trascura lo scarso contributo apportato dai primi terzi di ottava la differenza arriva a 3dB a favore del segnale limitato in banda

 

segnale

Vrms

Banda e

numero di terzi di ottava

numero di ottave

rumore rosa

2.83 Vrms

20-20kHz

30 (27-28 effettivi)

10 (9 effettive)

200-10kHz

19

6 +1/3

 

Classificazione dei diffusori in funzione della densità

 

Questo criterio riguarda un singolo altoparlante e si applica in particolare ai woofer e mid-woofer.

La pressione prodotta da un woofer pilotato da una tensione E viene calcolata su 2p perché si presuppone che l’altoparlante sia ameno appoggiato sul pavimento. Se l’altoparlante è molto lontano da qualsiasi parete riflettente si deve sostituire 2p con 4p . L’espressione della pressione prodotta a bassa frequenza da un altoparlante dinamico che tiene espressamente conto anche del fattore di direttività è la seguente:

 

 

Su mezzo spazio Q =2. Un modo interessante per esprimere la pressione è il seguente:

 

 

 

 

Qui sono messi in evidenza tre fattori: il primo contiene delle costanti ed è quello che è. Il secondo è il rapporto di BL sulla resistenza Re della bobina mobile ed il terzo è la densità dell’altoparlante.

Se la densità è >1 l’altoparlante è “pesante” e tipicamente poco sensibile, se la densità è <1 l’altoparlante è “leggero” e tipicamente più sensibile.

Un altoparlante è

-          molto leggero se la  densità = 0.6

-          normale densità = 1

-          pesante densità = 1.4

-          molto pesante densità > 1.4

 

 La densità è il rapporto Sd/Mmd (dimensioni di m3/Kg). Da questo punto di vista gli altoparlantio si dividono in “pesanti” e leggeri”. Per realizzare un diffusore con risposta estesa alle basse frequenze ed un volume limitato serve un woofer “pesante”. Per realizzare un diffusore ad alta efficienza serve invece un woofer “leggero” (e un volume molto maggiore).

 

Classificazione dei diffusori in funzione del Numero di Vie

 

E’ difficile realizzare un altoparlante capace di produrre tutta la banda audio. Infatti per riprodurre le frequenze basse servono altoparlanti di grande diametro capaci di ampie escursioni mentre per riprodurre le frequenze acute servono altoparlanti di diametro molto inferiore, con diaframmi leggeri ed escursioni minime. Per questo motivo sono stati realizzati altoparlanti specializzati per ciascuna banda di frequenza. Un altro buon motivo per non riprodurre tutta la banda audio con lo stesso trasduttore è la distorsione Doppler. Nei sistemi multivia dove ogni altoparlante riproduce circa una decade ciascuno, la dispersione Doppler non è udibile. Ciò non ha impedito di realizzare altoparlanti a larga banda e a banda intera. Attenzione: gli altoparlanti biconici vanno considerati altoparlanti a due vie con filtro meccanico. Gli altoparlanti coassiali sono, a tutti gli effetti, altoparlanti a più vie.

 

Un diffusore acustico può disporre di un unico altoparlante (larga banda) o di più altoparlanti specializzati. I tre tipi fondamentali di altoparlante specializzato sono:

 

Mid_woofer

Woofer

Altoparlante per le note basse

Cono, elettrostatico, ecc.

Medio

Altoparlante per le note medie

Cono, cupola, elettrostatico, tromba, ecc.

 

Tweeter

Altoparlante per le note alte

cupola, nastro, AMT, elettrostatico, ioni, tromba….

 

Esistono anche mid-woofer (tipicamente di diametro fino a 7” , riproducono le frequenza basse e medie e sono utilizzati nei sistemi a due vie).

La varietà di modelli di diffusore, dal punto di vista del numero di vie, è molto vasta sia per numero di vie che per numero di altoparlanti impiegati per ogni via. Anche dal punto di vista del numero di vie non c’è una regola fissa in base alla quale un sistema è migliore di un altro: tutto dipende dalla qualità intrinseca degli altoparlanti ma soprattutto da come questi altoparlanti sono impiegati.

Accontentiamoci di dire che esistono sistemi “monovia”, a due vie, a tre vie, ecc. e numerose varianti (per esempio due vie e mezzo attualmente molto utilizzato). Il numero di vie non deve trarre in inganno: non è vero che più ce ne sono e meglio è (anzi c’è chi sostiene il contrario). Tanto per dire una banalità esistono ottimi sistemi a due vie e pessimi sistemi a tre vie. Diciamo che il numero di vie non è determinante ma va valutato caso per caso e in funzione delle frequenze di taglio. Diciamo anche che il sistema a tre vie è quello che, potenzialmente, fornisce le migliori prestazioni. Il vero vantaggio del sistema a tre vie rispetto al sistema a due vie è che, nel tre vie, la distorsione del woofer non comporta l’aumento della distorsione di intermodulazione del medio (con tutti i distinguo del caso). Tutto dipende dalle frequenze di taglio: un sistema a tre vie con tagli a 1500 e 4000 Hz non è troppo diverso da un sistema a due vie con taglio a 1800 Hz. Un tre vie con tagli a 200 e 2000 Hz potenzialmente presenta vantaggi rispetto qualsiasi sistema a due vie.

 

 

Classificazione dei diffusori in funzione della Impedenza

 

Questa è particolarmente importante.

Dal punto di vista elettrico l’altoparlante è un bipolo passivo (un elemento con due terminali che non richiede alimentazione esterna). Guardando “dentro” ai morsetti di ingesso dell’altoparlante si vede un circuito elettrico del tipo mostrato qui sotto:

 

 

L’impedenza Z dell’altoparlante, come per qualsiasi bipolo, è il rapporto tra la tensione applicata e la corrente che ne deriva e dipende dalla frequenza. La figura qui sopra mostra l’altoparlante, il suo circuito elettrico equivalente (semplificato) e una tipica curva di impedenza.  Un diffusore acustico multivia, che utilizza più altoparlanti con relativo filtro cross-over, presenta una impedenza ampiamente variabile come illustrato dai due esempi qui sotto.

 

Esempio di diffusore con impedenza “difficile”

Esempio di diffusore con impedenza “facile”

Il modulo dell’impedenza è in nero, l’altra curva è la fase.

 

La norma DIN 45500 fissa, per l’impedenza dei diffusori acustici, 3 valori nominali: 4, 8 e 16 ohm. I diffusori a 16 ohm nominali sono quasi scomparsi.

A cosa serve una standard per l’ impedenza? Serve come punto di riferimento per chi progetta amplificatori che lavora sapendo su quale carico dovrà erogare corrente. Non è un caso che gli amplificatori con trasformatore di uscita presentino le uscite adattate ai valori standard (tipicamente 4 e 8 ohm) e che gli amplificatori allo stato solido abbiamo le protezioni (quando presenti) regolate per un carico minimo di 2 ohm (per mantenere un margine di sicurezza). La norma DIN ammette, rispetto ai valori nominali, una tolleranza del 20%. Questo significa che un diffusore da 4 ohm nominali potrà avere un minimo nel modulo di impedenza non inferiore a 3.2 Ohm. L’impedenza del diffusore non è direttamente correlata al suono del diffusore ma può diventare un problema per l’amplificatore e quindi per il “suono complessivo” della coppia amplificatore+diffusori. E’ facile capire che, se l’amplificatore non funziona al meglio, nemmeno il diffusore suonerà al meglio. Più l’impedenza del diffusore è bassa più il risultato finale risulterà sensibile rispetto ai cavi ed al fattore di smorzamento dell’amplificatore.

Un diffusore può risultare a norma per quanto riguarda i minimi di impedenza ma risultare ancora ostico per l’amplificatore. Questo avviene quando la fase dell’impedenza presenta significative rotazioni (per es. oltre i 45°) o massimi e minimi di impedenza molto ravvicinati (si veda l’esempio di diffusore “difficile”). Le rotazioni di fase costringono i dispositivi di uscita degli amplificatori ad avvicinarsi ai limiti della SOA (Safe Operation Area) con tutti i problemi che ne derivano.

Da questo punto di vista i diffusori di dividono in “facili” e “difficili”. Un diffusore “difficile” esige un amplificatore con un maggior numero di dispositivi di uscita in parallelo (transistor, MOSFET, ecc. sovradimensionato, più costoso). Se il diffusore è ”difficile” come impedenza ed è anche a bassa sensibilità diventa un vero problema.

Dal punto di vista dell’impedenza i diffusori si classificano come segue:

 

A Norma

Se rispettano la norma DIN 45500 almeno per i minimi di impedenza

Facili (impedenza regolare)

Difficili (impedenza tormentata, forti variazioni di fase)

Non a Norma

NON rispetta la norma DIN

 

 

Mentre i minimi di impedenza devono essere rispettati per non “spremere” troppo l’amplificatore, i massimi di impedenza sono facilmente tollerati  anche se eccedono i limiti imposti dalla normativa ma sempre a patto che le variazioni di fase siano contenute.

Quando un diffusore presenta una impedenza molto tormentata è utile utilizzare un cavo con una certa componente resistiva (o aggiungere una piccola resistenza in serie al diffusore). In questo modo si riducono le variazioni di fase viste dall’amplificatore che si affanna di meno. Le variazioni sulla risposta in frequenza che ne derivano sono meglio tollerate, all’ascolto, della distorsione prodotta dal clipping dell’amplificatore.  

 

La componente resitiva di un cavo deve essere la più bassa possibile. Quando si incontra un diffusore acustico che “suona meglio” con un cavo più resistivo significa che c’è un problema (e non certo nel cavo).