Il Suono dalla stanza accanto.

Di Mario Bon

29 ottobre 2016, riletto il 5 gennaio 2017

 

Consideriamo le ipotesi assunte da Sabine per scrivere l’espressione del tempo di riverberazione T60: secondo Sabine l’ambiente deve essere:

 

-        di dimensioni non troppo diverse tra loro

-        privo di modi stazionari a bassa frequenza

-        con fonoassorbimento moderato ed uniformante distribuito

-        materiali fonoassorbenti uniformemente distribuiti.

 

Un ambiente che rispetti tali ipotesi viene detto “sabiniano” perché il tempo di riverberazione può essere ottenuto dalla espressione di Sabine. Se il fonoassorbimento non è moderato si dovrà utilizzare una espressione diversa. Con le condizioni dette il campo acustico riflesso risulta essere uniformemente diffuso (o perfettamente diffuso) nell’ambiente. Qualsiasi stanza presenta modi normali quindi, per rispettare le ipotesi di Sabine, ci si deve limitare alle frequenza superiori alla frequenza di Schroder (di norma da 200-250 Hz in su).

Notiamo che l’ambiente sabiniano non ha né porte né finestre (fonoassorbimento uniforme).

Notiamo anche che, con le ipotesi esposte, il tempo di riverberazione varia con la frequenza in accordo con il coefficiente medio di fonoassorbimento dei materiali che ricoprono le pareti. Nel caso ideale il tempo di riverberazione dovrebbe essere lo stesso a tutte le frequenza.

Quindi all’interno dell’ambiente sabiniano la densità di energia del campo riflesso, ad una certa frequenza,  è perfettamente omogenea in ogni punto (anche vicino alla sorgente).

 

Queste condizioni ricordano da vicino quelle del corpo nero tranne che le superficie del corpo nero sono “attive” ed emettono e riflettono qualsiasi radiazione elettromagnetica.

 

Ora come possiamo analizzare la potenza acustica del campo riflesso di un ambiente sabiniano senza entrarci?

Basta fare un foro su una parete e misurare il suono che ne esce (il cui spettro andrà corretto per tenere conto della impedenza di radiazione del foro stesso).

Dato che la distribuzione dell’energia all’interno dell’ambiente sabiniano è omogenea, dal foro uscirà una parte dell’energia acustica presente all’interno dell’ambiente.

 

I normali ambienti domestici non sono sabiniano quindi il campo riflesso non è perfettamente diffuso. Tuttavia, in prima approssimazione possiamo considerarli tali (anche perché altro non possiamo fare). Sicuramente alcuni ambienti saranno meglio di altri.

Allora, supponiamo che lo stereo stia suonando in salotto, cosa  si sente da una stanza adiacente attraverso una porta aperta? Si sente il “suono” del campo riverberato che esce da quella porta.

Se lo stereo (e la stanza) hanno caratteristiche favorevoli, lo spettro del campo riverberato che esce dalla porta conserva l’andamento dello spettro della potenza acustica che si misurerebbe nella stanza.. Tale spettro dipende sia dalla sorgente che dall’ambiente.

Allora perché non si misura direttamente all’interno della stanza?

Perché, in genere, le stanze sono troppo piccole e le sorgenti risultano troppo vicine al punto di misura sicché si finisce per misurare una componente di suono diretto eccessiva (che impedisce la misura). Tale componente di suono diretto, nella stanza accanto, non c’è  (basta non direzionare i diffusori proprio verso la porta).

Chi ha la fortuna di disporre di stanze molto ampie è può porre il punto di misura oltre 4 volte la distanza critica (o raggio di riverberazione) non ha bisogno di fare misure nella stanza accanto.

 

Per concludere il suono della stanza accanto fornisce informazioni sulla potenza acustica presente nel campo riverberato prodotto dalla sorgente nell’ambiente considerato.