Come posizionare i diffusori - L'ambiente d'ascolto (Parte Seconda di tre)

di Mario Bon

22 marzo 2012 (riletto il 04/07/2016)

Indice degli argomenti (parte seconda):

 

 

 

Parte seconda

Diffusori: “aperti” e “chiusi”

Diffusori: sistemi con sub-woofer
Diffusori: la dispersone
Diffusori: dimensione del pannello frontale e localizzazione della sorgente
Diffusori: slap echo
Diffusori: focalizzazione del canale centrale

Diffusori: focalizzazione del canale centrale: “Zona Isotipica” o zona di buon ascolto

Diffusori: distanza tra i diffusori e orientamento

Diffusori: distanza del punto di ascolto e rapporto tra suono diretto e suono riflesso

 

Ambiente: Control room

Ambiente: il silenzio è irrinunciabile

Ambiente: regole generali

La riproduzione delle basse frequenze: i modi normali

La riproduzione delle basse frequenze: il rapporto tra le dimensioni dell’ambiente

Ricapitolando

Come ascoltare 

Come valutare la qualità sonora 

 

 

Attenzione: quando si parla di diffusione o di assorbimento del suono si intende che tali fenomeni devono essere effettivi in gamma vocale ovvero almeno da 125 Hz a 4000 Hz.  I “normali” pannelli fono assorbenti che si trovano in commercio, con spessori di 2 o 3 centimetri, non sono sufficienti. Lo spessore minimo di un pannello fonoassorbente (per esempio in poliuretano o melammina) deve essere di 8-10 centimetri. Per diffondere il suono a partire da 500 Hz è opportuno usare una libreria con profondità di 30 centimetri circa con scaffali disposti irregolarmente, riempita in vario modo di oggetti.

 

 

Diffusori: “aperti” e “chiusi”

 

L’altoparlante è un dipolo di dimensioni troppo piccole per poter emettere potenza alle frequenza basse. Si rende quindi necessario un sistema per “eliminare” l’interferenza tra le due onde emesse anteriormente e posteriormente.

I diffusori acustici, in funzione del carico adottato per le basse frequenze, si dividono in:

 

 

Meccanismo radiazione della potenza acustica a bassa frequenza

Tipo di carico

Pendenza del passa alto

 

Diffusori Chiusi

 

 

Per Soppressione dell’onda posteriore

 

Cassa chiusa

 

12 dB/ott

 

Diffusori Aperti

Per Separazione

Dipoli

18 dB/ott

Per Risonanza

Reflex

18-24 dB/ott

Per Ritardo

Linea di trasmissione

12-18 dB/ott

 

Lasciamo da parte i dipoli che richiedono un posizionamento particolare e limitiamoci ai rimanenti tre. La cassa chiusa, sotto la frequenza di risonanza, vede il livello SPL prodotto calare di 12 dB per ottava e questo andamento meglio si combina con l’incremento di livello provocato dalle pareti dell’ambiente a bassa frequenza. I sistemi reflex invece cadono di 18 o 24 dB per ottava e, sotto alla frequenza di accordo, si comportano come dipoli. Questo può portare a qualche problema quando  la frequenza di accordo è prossima ad un modo normale dell’ambiente. Le linee di trasmissione si comportano come una via di mezzo tra reflex e cassa chiusa perché la caduta di livello alla basse frequenza inizialmente è simile alla cassa chiusa per poi diventare in dipolo. Bisogna anche dire che, quando un sistema reflex è accordato a meno di 30 Hz (accordatura bassa) con una doppia pendenza, nei confronti dell’ambiente, presenta caratteristiche abbastanza simili alla cassa chiusa.  Nei sistemi reflex il condotto può essere occluso (parzialmente o totalmente) per aumentare lo smorzamento della risposta alla basse frequenze e per migliorare l’accoppiamento tra diffusore e ambiente. Quando il condotto è completamente chiuso, il sistema reflex diventa una cassa chiusa.

I piccoli diffusori da stand, generalmente, non sono molto estesi verso le basse frequenze. E’ del tutto evidente che, con un diffusore che arriva a 80 Hz a –3dB, i modi normali , a frequenze inferiori a 80 Hz, saranno poco o per nulla eccitati e quindi  poco o nulla evidenti all’ascolto. Per contro mancheranno, alla riproduzione, due ottave verso il basso. Considerato che la nota più bassa del contrabbasso e del basso elettrico è il MI a 40 Hz non si vede come si possa riprodurre la musica rock  o jazz in queste condizioni. Una risposta limitata a 80 Hz può essere sufficiente, al massimo, per certa musica da camera o per un cantante solista che si accompagna con la chitarra acustica (frequenza minima MI = 80 Hz). Anche per questo è opportuno ascoltare i diffusori con più generi musicali diversi (dalla grande orchestra all’assolo di ocarina)

 

Diffusori: sistemi con sub-woofer

 

F. Toole sostiene che un sistema con sub woofer sia più facile da adattare all’ambiente. Se la frequenza di taglio del sub-woofer è bassa (sotto ai 100 Hz) la radiazione è perfettamente omnidirezionale e il sub-woofer non è identificabile nell’ambiente come sorgente. Questo consentirebbe di posizionarlo nel posto più consono e quindi disporre con meno restrizioni i satelliti. Detto così sembra facile ma restano comunque dei problemi: per prima cosa la banda da 100 a 250 Hz risente comunque della vicinanza della pareti e dei modi normali e poi “incrociare” correttamente un sub woofer con i satelliti non è facile e richiede almeno una misura di risposta in ambiente. Per un incrocio corretto la distanza tra woofer  e satelliti dovrebbe comunque essere limitata a circa due metri (meglio meno). La proposta di Toole funziona se:

 

-          l’ambiente è molto grande (con frequenza di Schroeder sotto 100 Hz)

-          i satelliti non sono troppo lontani dal sub woofer (meno di 2 metri)

-          il sub-woofer è posto tra i due satelliti.

-          La frequenza di taglio woofer-satellite è maggiore della frequenza di Schroeder

 

In queste condizioni i satelliti operano in “campo diffuso” e non risentono dei modi normali dell’ambiente quindi possono effettivamente essere liberamente posizionati. La distanza dei satelliti dal muro alle loro spalle sarà maggiore di un metro (il che porterà il wall-dip sotto alla frequenza di taglio con il sub woofer). I sub woofer sarà posto tra i due satelliti, in un massimo di pressione (ventre) di uno o più modi assiali. Così le cose hanno una buona probabilità di funzionare.

 

Resta poi aperta la questione di quanti sub-woofer sia meglio adoperare (c’è chi dice uno, chi due, chi molti).

Secondo chi scrive è preferibile usare due sub woofer posti molto vicino, se non sotto, ai satelliti. Disporre molti sub woofer in giro per la stanza può essere una buona idea solo se sono tagliati molto in basso (40-60 Hz  dove la lunghezze d’onda è nell’ordine di 6 metri o più). (Si veda “come collegare i dispositivi”)

 

Diffusori: la dispersone

 

Dal punto di vista della radiazione (o della dispersione) i diffusori acustici sono di sei tipi:

 

omnidirezionale

Privilegiano la LE (*)

Grande quantità di riflessioni laterali

dipolari

Privilegiano la Chiarezza, poche riflessioni laterali, forti riflessioni posteriori

a radiazione diretta con sorgenti ausiliarie

Bilanciano Chiarezza e LE

Riflessioni laterali determinate dalla dispersione orizzontale

a radiazione diretta

Privilegiano la Chiarezza

Riflessioni laterali determinate dalla dispersione orizzontale

direzionali (line array, trombe)

Per uso professionale, privilegiano il livello SPL prodotto. Privilegiano la Chiarezza. Riflessioni laterali ridotte

Ibridi

Per esempio con bassi dipolari e alti a trombe

(*) Listener Envelopment = sensazione dell’ascoltatore di sentirsi “avvolto dalla musica”. Questa sensazione all’aperto è assente. Si veda per esempio i sistemi Bose della serie 900 o le vecchie Allison One.

 

Ciascun tipo di diffusore propone un diverso modello di Spazialità. Per esempio i diffusori omnidirezionale  tendono a ricostruire uno scena sonora più larga rispetto alla distanza tra di diffusori destro e sinistro. I diffusori più direzionali tendono a ricreare una scena sonora confinata, in orizzontale, tra i due diffusori. Ogni tipo di diffusore richiede una opportuna  “gestione” delle riflessioni laterali.

 

Lo scopo non dovrebbe essere riprodurre un modello arbitrario di spazialità ma la spazialità presente nella registrazione

 

anche perché una registrazione viene fatta in un certo modo e non è detto che “funzioni” altrettanto bene se riprodotta attraverso un diffusore omnidirezionale o dipolare.  Tuttavia molti appassionati prediligono i sistemi dipolari o omnidirezionali anche se sono molto diversi da quelli utilizzati per monitorare le registrazioni. Questi appassionati troveranno, inevitabilmente, delle registrazioni che “suonano” meglio di altre (ma questo, in fondo, avviene con ogni sistema).

 

Come regola generale: le riflessioni laterali vanno abbattute (per assorbimento) quando giungono con un ritardo inferiore a 4 milli secondi, altrimenti possono essere diffuse.

 

 

Diffusori: dimensione del pannello frontale e localizzazione della sorgente

 

Una delle qualità più attraenti di un sistema di riproduzione HiFi è la capacità di ricreare la sensazione di uno “spazio sonoro”  quasi come se non fosse prodotto dai due diffusori ma “materializzato” davanti all’ascoltatore, sviluppato in larghezza, altezza e profondità. Per descrivere questa sensazione si dice che i diffusori “scompaiono”  dall’ambiente. Questa condizione, non facile da descrivere a parole, dipende dall’ intera catena di riproduzione a cominciare dalla qualità della registrazione dell’evento sonoro fino alla posizione relativa tra diffusori e ascoltatore. La cosa riesce meglio se

 

i due diffusori sono “puntiformi”

I diffusori sono molto direttivi

le riflessioni laterali sono molto scarse

 

 Tutti riconoscono le doti di ricostruzione spaziale dei minidiffusori (quasi puntiformi) o dei pannelli elettrostatici (molto direttivi). A parte questo più ci si avvicina alla sorgente tanto più diventa probabile percepire la dimensione fisica del diffusore acustico. Qui entra in gioco la larghezza del pannello frontale del diffusore. Considerando la capacità dell’orecchio di risolvere la direzione di provenienza del suono, un diffusore con il pannello frontale largo 15 centimetri  può stare a circa 1.50 metri dall’ascoltatore e apparire ancora come una sorgente puntiforme (sul piano orizzontale). Un diffusore con pannello frontale da 30 centimetri, sempre per essere percepito come puntiforme sul piano orizzontale, deve essere posto attorno a  tre metri o più dall’ascoltatore. Il pannello frontale ridotto permette di avvicinare il punto di ascolto continuando a percepire la sorgente come puntiforme, aumenta la direttività in gamma media e riduce le riflessioni laterali. I diffusori con un frontale largo vanno ascoltati a distanza maggiore e impongono quindi condizioni più stringenti all’ambiente di ascolto. Per quanto appena detto possiamo definire:

 

pannello frontale

stretto

fino a  20 centimetri (distanza di ascolto minima da 1.5 a 2 metri circa)

largo

oltre i 20 centimetri  (distanza di ascolto minima oltre 2 metri)

 

Evidentemente la distinzione non è così netta (per esempio il pannello frontale potrebbe essere largo ma opportunamente sagomato ai bordi).

Quando il pannello frontale è stretto la differenza di percorso acustico tra il suono proveniente dall’altoparlante e dalle prime sorgenti secondarie (bordi del pannello frontale del diffusore) è ridotta e, se i bordi sono arrotondati, anche la diffrazione ai bordi è ridotta. Ciò favorisce la  precisione della risposta impulsiva (transitori). I diffusori con pannello frontale stretto sono adatti all’ascolto ravvicinato ma possono essere ascoltati da “lontano”.

 

Un diffusore con il pannello frontale stretto può essere utilizzato sia in ambienti  “piccoli”  che in ambienti relativamente grandi anche se moderatamente riverberanti e si adatta a una più vasta tipologia di situazioni.

 

Come vedremo più avanti un pannello frontale stretto non favorisce lo slap echo.

Se l’ambiente è piccolo e riflettente, anche con un mini diffusore, si deve intervenire per aumentare il fonoassorbimento della parete alle spalle dell’ascoltatore e per ridurre il livello delle riflessioni laterali. Il fono assorbimeto deve essere efficace a partire da almeno 250 Hz (> 50% a 250 Hz  e >90% a 500 Hz). 

 

Diffusori: slap echo

 

Una delle forme più fastidiose di riflessione è lo Slap Echo (letteralmente "eco schiaffo"). Lo Slap Echo è dovuto alle riflessioni successive delle frequenze medie tra la parete posteriore e la parete frontale (normalmente parallele). Questa distanza viene percorsa dal suono più volte prima di decadere definitivamente e caratterizza la riproduzione in gamma media (dando un senso di “durezza”  o di “abbagliamento” come se si trattasse di una luce troppo forte).Le frequenze coinvolte vanno da 500 Hz in su. I modi per impedire questo fenomeno, che possono anche coesistere, sono:

 

-          rendere le pareti dell’ambiente non parallele

-          aumentare il fonoassorbimento alle spalle del punto di ascolto (divani, tende, pannelli fonoassorbenti…)

-          aumentare la diffusione del suono, con diffusori di Schroeder o equivalenti, alle spalle dei diffusori.

 

Un diffusore acustico con un pannello frontale largo favorisce, in una certa misura, lo Slap Echo aggiungendo una superficie riflettente sul percorso del suono.


Anche al fine di minimizzare lo Slap Echo causato dal diffusore acustico tutti i diffusori Opera e Unison hanno il cabinet sviluppato in altezza e profondità con un frontale stretto.

 

Diffusori: Focalizzazione del canale centrale

 

La “focalizzazione del canale centrale”, in stereofonia, dipende da più fattori:

 

-          la differenza tra la risposta in frequenza del diffusore destro e sinistro

-          la distribuzione degli altoparlanti sul pannello frontale (che deve essere speculare)

-          la simmetria del posizionamento rispetto alle pareti laterali

-          la presenza di ostacoli (oggetti, mobili) tra i due diffusori

-          il mascheramento causato dalle riflessioni provenienti dalla spalle dell’ascoltatore

-          lo ITG (che deve essere superiore a 4 milli secondi)

 

Condizione necessaria per ottenere la corretta riproduzione del canale centrale è che i diffusori destro e sinistro siano uguali (sensibilità e risposta in frequenza almeno da 300 Hz a 5000 Hz) e formino una coppia speculare (pattern di radiazione simmetrici).

Queste caratteristiche sono oggettivamente misurabili.

 

Quando la parete alle spalle dell’ascoltatore è a meno di due metri di distanza la si deve rendere almeno parzialmente fono assorbente. La riflessione dalla parete posteriore deve arrivare al punto di ascolto dopo la prima riflessione laterale.

Dal punto di vista del trattamento dell’ambiente le misure per favorire la focalizzazione del canale centrale sono le stesse da adottare per contrastare lo slap echo.

Nella tolleranza tra diffusore destro e sinistro interviene anche il bilanciamento del guadagno tra canale destro e sinistro delle elettroniche che li pilotano. Supponiamo che il lettore CD (la sorgente) presenti uno sbilanciamento tra i canali dx e sx di  0.5 dB e che l’amplificatore soffra di uno sbilanciamento analogo.  Questi due sbilanciamenti si possono compensare o si possono sommare (da 0 a 1 dB di sbilanciamento).  La localizzazione del canale centrale può migliorare semplicemente scambiando due volte i canali destro e sinistro (per esempio scambiandoli contemporaneamente all’ingresso e all’uscita dell’amplificatore).

 

 

Come compensare lo sbilanciamento di guadagno tra i canali destro e sinistro.

 

Chissà quanti hanno sostituito l’amplificatore, il pre amplificatore o la sorgente alla ricerca di un miglioramento che si poteva ottenere semplicemente scambiando i canali come illustrato nella  figura qui a sinistra.

 

Figura superiore: connessione normale

 

Figura inferiore: “Manovra di Bon”: canali scambiati all’ingresso e all’uscita dell’amplificatore. I diffusori non devono essere spostati.

 

Diffusori: Focalizzazione del canale centrale: “Zona Isotipica” o zona di buon ascolto

 

Nell’ascolto stereofonico, oltre ai canali destro e sinistro, l’ascoltatore percepisce il “canale centrale virtuale” e una serie di altre sorgenti distribuite in orizzontale lungo la congiungente dei due diffusori. Purtroppo la stereofonia privilegia l’unica posizione al centro della coppia di diffusori che gli inglesi chiamano “sweet spot” e gli italiani  “zona isotipica”. La zona isotipica è quello spazio stando all’interno del quale l’ascoltatore percepisce l’effetto stereofonico con il canale centrale al centro.  Quando gli ascoltatori sono molti la zona isotipica deve essere allargata perché tutti possano godere di una condizione di ascolto stereofonico decente. Un modo per allargare la zona isotipica consiste nell’avvicinare i diffusori destro e sinistro (ma si riduce l’effetto stereofonico). Un metodo alternativo, suggerito da Righini, prevede l’impiego di più coppie di diffusori opportunamente disposti (a scapito della Chiarezza).

 

 

Diffusori: distanza tra i diffusori e orientamento

 

La distanza più adatta tra i diffusori destro e sinistro dipende dal genere di musica ascoltato. Se si ascolta prevalentemente musica per grande orchestra è conveniente allargare i diffusori e avvicinare il punto di ascolto per  “dare spazio” a tutti gli strumenti. Se invece si ascolta un folk-singer che canta accompagnandosi con la chitarra,  o un pianoforte da solo,  i diffusori potranno essere avvicinati a un metro e mezzo o anche meno. Più si avvicinano i diffusori e più l’effetto stereofonico diminuisce (in compenso aumenta l’area della zona isotipica).  Quando si ascolta un singolo strumento l’effetto stereofonico è relativo.

 

Distanza tra i diffusori : 3 metri

Distanza del punto di ascolto: 1.5 metri

Numero di posizioni riconoscibili: 16

(una ogni 6 gradi di spostamento orizzontale)

Distanza tra i diffusori : 2 metri

Distanza del punto di ascolto: 2 metri

Numero di posizioni riconoscibili: 10

(una ogni 6 gradi di spostamento orizzontale)

 

Definita la distanza tra i diffusori, questi possono essere disposti parallelamente alla parete posteriore o orientati verso il punto di ascolto. Orientamento dei diffusori e distanza del punto di ascolto determinano molti aspetti della riproduzione a cominciare dalla risposta alle frequenze medio alte, il rapporto tra suono diretto e suono riflesso, la quantità di riflessioni laterali, la riproduzione del canale centrale, lo ITG.

 

A la percezione del canale centrale è penalizzata. 
Riflessioni laterali molto limitate.
Prevalenza di suono diretto alle frequenza medio
basse (che non sono direzionali).

B canale centrale sufficiente. Riflessioni laterali limitate. Prevalenza di suono diretto

 

C canale centrale corretto. Maggiori riflessioni laterali.

Aumentando ancora la distanza del punto di ascolto diminuisce il suono diretto e aumenta il suono riflesso.

 

Diffusori paralleli alla parete di fondo (massime riflessioni laterali)

 

A convergenza alle spalle dell’ascoltatore:

la percezione del canale centrale potrebbe essere 
penalizzata e richiedere di allontanare il punto di ascolto. 

B convergenza sulla testa dell’ascoltatore:

suono simile a quello delle file avanzate della platea, gamma alta più evidente

C convergenza davanti all’ascoltatore:

il palcoscenico virtuale si allontana (e la zona isotipica si allarga). Maggior senso di profondità. Riflessioni laterali limitate. Migliore ITG.

Diffusori orientati verso il punto di ascolto (meno riflessioni laterali)

 

Per determinare empiricamente il migliore orientamento dei diffusori si può utilizzare l’ascolto della voce o della tromba (ovvero di una sorgente “piccola”, limitata nello spazio e abbastanza direzionale).

 

Diffusori: distanza del punto di ascolto e rapporto tra suono diretto e suono riflesso

 

La distanza tra ascoltatore e altoparlanti va regolata per ottenere il rapporto tra suono diretto e suono riflesso più gradevole, secondo il proprio gusto. Come detto nel paragrafo precedente, purtroppo, al variare della distanza dai diffusori e del loro orientamento cambiano una quantità di parametri e non è possibile modificarne uno solo senza influenzare anche gli altri. Comunque, tanto per fissare le idee, consideriamo il rapporto tra suono riflesso e suono diretto suggerito da Bose (pari a 8). Nella tabella che segue, relativa ad un ambiente di 60 metri cubi (5x4x3), sono riportate le distanze dalla sorgente dove il rapporto riflesso/diretto vale circa 8 al variare del tempo di riverberazione.  .

 

Volume in metri cubi

(Q sorgente =2)

Tempo di riverberazione in secondi (T60)

Distanza dalla sorgente in metri

rapporto riflesso/diretto

60

0.4

3.16

8.

60

0.5

2.75

8.

60

0.6

2.30

8.

60

1

1.83

8.38

60

1.2

1.60

7.9

 

Come si vede più il T60 è lungo, più la distanza dalla sorgente si riduce (perché si deve aumentare il livello del suono diretto). Per ottenere il rapporto suggerito da Bose, la distanza sorgente-ascoltatore cambia con il T60 di un fattore 2 (da circa un metro e mezzo a circa 3 metri). Negli ambienti più riflettenti il corretto rapporto tra suono diretto e suono riflesso si ristabilisce riducendo la distanza sorgente-ascoltatore. Nell’ascolto ravvicinato sono indicati diffusori con il pannello frontale stretto e l’uso di sorgenti ausiliarie come il CLD (sistema di radiazione posteriore a doppio dipolo incrociato). Per determinare empiricamente la giusta distanza tra diffusori e ascoltatore si può utilizzare l’ascolto del violino: se il suono diretto è eccessivo (o il suono riflesso insufficiente) il violino diventa facilmente aspro.

 

Un breve inserto pubblicitati:

Il diffusore Opera  modello Tebaldi è dotato di CLD  che, oltre ad aumentare la Brillanza, riduce la distanza critica alle alte frequenze. In pratica il modello Tebaldi è costituita da due sorgenti separate ed autonome (anteriore e posteriore) montate sullo stesso mobile. Dato che il CLD  non interferisce con il suono diretto, non si percepiscono effetti negativi sull’immagine orizzontale e la Chiarezza e la Spazialità risultano incrementate.  Lo stesso sistema è implementato sui modelli Malibran e Caruso mentre sui modelli Callas e Grand Callas viene utilizzata la tripletta (che svolge la stessa funzione).

 

Ambiente: Control room

 

La control room (sala di controllo) è l’ambiente dove vengono monitorate le registrazioni. La control room non deve avere un “suono proprio” al fine di mettere in evidenza solo il contenuto della registrazione.

Il suono registrato, e riprodotto dal diffusore, contiene il suono diretto (prodotto dallo strumento musicale) e la riverberazione ambientale (del luogo dove è avvenuta l’esecuzione musicale). Nella condizione migliore l’ascoltatore  percepisce nell’ ordine:

 

-          il suono diretto

-          la riverberazione contenuta nella registrazione

-          la riverberazione dell’ambiente ove avviene la riproduzione

 

Nella control room i diffusori possono essere montati a filo della parete e le pareti stesse sono inclinate in modo che le riflessioni giungano nel punto di ascolto con il giusto ritardo (ITG alto). Si noti che, montando i diffusori a filo del muro, si elimina la riflessione della parete che li contiene e si riducono anche i fenomeni di diffrazione. Nelle control room viene privilegiata la Chiarezza della riproduzione.

Non dobbiamo trasformare l’ambiente di ascolto domestico in una control room ma non possiamo nemmeno trascurare, o far finta di non conoscere, in quali condizioni è stata “confezionata” la musica che ascoltiamo (in particolare se vogliamo percepire i minimi dettagli della registrazione). In un ambiente domestico un risultato simile si ottiene adottando una serie di accorgimenti:  allontanando i diffusori dalle pareti, orientando i diffusori verso il punto di ascolto, avvicinando il punto di ascolto e trattando opportunamente le paretI  (diffusione, fonoassorbimento). Avvicinando il punto di ascolto, la parete alle spalle dell’ascoltatore si allontana riducendo l’effetto mascherante delle riflessioni che giungono da tergo.

La parete alle spalle dell’ascoltatore, se troppo vicina, deve essere resa assorbente pena il mascheramento e la perdita di focalizzazione del canale centrale. Vale la regola generale:

 

le riflessioni che riducono lo ITG a meno di 4 milli secondi vanno abbattute, le riflessioni che giungono al punto di ascolto dopo 10 milli secondi possono essere diffuse. Le riflessioni che giungono tra 4 e 10 millisecondi devono essere gestite in funzione delle dimensioni dell’ambiente. Lo ITG ideale è prossimo a 10 millisecondi. In 10 milli secondi il suono percorre 3.44 metri.

 

 

Reflection Free Zone

 

Nelle control room le pareti dell’ambiente vengono inclinate in modo che le prime riflessioni non raggiungano la zona di ascolto (RFZ = Reflection Free Zone = Zona Libera da Riflessioni) se non dopo un lungo percorso che allunga lo ITG.

 

 

Questa soluzione è più agevole quando i diffusori sono incassati nel muro.

 

In ogni modo molto spazio viene lasciato alle spalle dell’ascoltatore dove sono concentrate delle zone di forte assorbimento, anche a bassa frequenza, e delle zone di diffusione.

 

La parete alle spalle del punto di ascolto dovrebbe essere prevalentemente assorbente. Nella figura sono rappresentati dei diffusori di Schroeder.

 

Control room Non Enviromental o Natural Room di Tom Hidley  ( vedere anche  Wide Dispersion Design di David Moulton).

 

Le Natural Room sono sostanzialmente delle camere semi anecoiche dove tutte le superfici sono molto assorbenti tranne la parete dietro ai diffusori ed il pavimento. La parete alle spalle dei diffusori è fatta come nella camera RFZ: è riflettente e ad alta diffusione e manda le riflessioni verso la parete di fondo (assorbente) o verso il soffitto.

Il suono è “incredibilmente fresco e accurato”, si colgono dettagli che si sentono solo con le cuffie. Il suono è diverso da qualsiasi ambiente domestico. I modi normali decadono molto rapidamente e non influenzano l’ascolto. Con questo sistema si possono realizzare control room da meno di 100 m³ con ottime prestazioni.

La Non Enviromental o Natural Room riproduce le condizione del teatro classico greco con riflessioni vicino alla sorgente e alto assorbimento altrove con la differenza che le riflessioni vengono diffuse.

 

Ambiente: Il silenzio è irrinunciabile.

 

La prima caratteristica dell’ambiente di ascolto deve essere la silenziosità.

Ogni riduzione di 3 dB del livello di rumore riduce alla metà la potenza necessaria per la sonorizzazione.

3 dB di attenuazione si ottengono, per esempio, raddoppiando lo spessore dei vetri delle finestre.

 

La dinamica ottenibile in un ambiente è data dalla differenza tra il massimo livello SPL riprodotto dall’impianto ed il livello del rumore ambientale.

 

Dinamica_ottenibile = MassimoSPL – Livello_di_Rumore  (tutto in dB)

 

Rumore ambientale alto

Mascheramento dei passaggi a basso volume

Aumento del volume di riproduzione

Maggiore richiesta di potenza all’amplificatore

Maggiore probabilità di clipping e distorsione

 

Rumore ambientale basso

passaggi a basso volume percepiti con Chiarezza

Riduzione del volume di riproduzione

Minore richiesta di potenza all’amplificatore

minore probabilità di clipping e minore distorsione

 

Il primo intervento di correzione acustica deve essere teso a ridurre il rumore ambientale per esempio adottando delle finestre con doppi vetri ed eliminando tutte le sorgenti di rumore presenti nell’ambiente. Considerato che in un normale appartamento di città, nelle ore diurne, il rumore raggiunge 45 dB lo si dovrebbe ridurre almeno a 35 dB.

Ciò consentirebbe di ottenere 70 dB di dinamica con un livello di 105 dB nel punto di ascolto con due diffusori in funzione (cosa che si ottiene con diffusori con sensibilità di 87-90 dB a 2.5 metri di distanza e un amplificatore di potenza di 100 Watt).

 

Ambiente: regole generali

 

La pianta dell’ambiente d’ascolto deve essere regolare, con lati di lunghezza diversa ma non troppo (di misure possibilmente non multiple tra loro) e con un tempo di riverberazione medio compreso tra 0.3 e 0.5 secondi (tipico 0.4 s) a 500 Hz. Ciò richiede un fono assorbimento medio compreso tra il 20 ed il 25% a seconda delle dimensioni del locale. Per quanto riguarda il volume dell’ambiente si parte da 40 metri cubi in su (14-15 m2). In linea di principio più l’ambiente è grande e meglio è: negli ambienti ampi i modi normali sono più densi e la frequenza di Schroeder è più bassa.

 

Volume in metri cubi

Dimensioni in metri

Frequenza minima in  Hz (circa)

Corrispondente alla diagonale

Primi modi assiali

In Hz

Frequenza di Schroeder in Hz

Per ass. medio =10%

Frequenza di Schroeder in Hz

Per ass. medio =20%

31.2

3x4x2.6

30.5

43 57 66

318

219

41.2

4x4x2.6

27

43(2) 66 86(2)

297

198

52

5x4x2.6

24

34 43 66

258

172

78

6x5x2.6

21

29 34 57

217

157

91

7x5x2.6

19

25 34 49

211

148

124

8x6x2.6

17

22 29 43

188

131

140

9x6x2.6

16

19 29 38

179

125

163.8

9x7x2.6

14.7

19 25 38

171

117

        208

10x8x2.6

13.2

17 22 34

155

107

Al crescere del volume i modi assiali diventano più numerosi e più ravvicinati e la frequenza di Schroeder ai abbassa. Notare come si abbassa la freq. di Schroeder al variale dell’assorbimento medio.

Nell’ambiente 4x4 ci sono modi coincidenti a 43 e 86 Hz

 

Un ambiente vasto consente un maggior numero di opzioni sia per il posizionamento dei diffusori che per gli interventi di correzione. Si veda anche il paragrafo dedicato ai rapporti dimensionali dell’ambiente.

Anche un ambiente “piccolo” può essere trattato per riprodurre  correttamente le basse frequenza: basta rendere assorbente una parete aumentando le dimensioni “virtuali” della stanza. Il problema, caso mai, è  “assorbire” il suono a 30 o a 50 Hz. 

Spesso si legge che sarebbero preferibili ambienti con le pareti tra loro non parallele. Le pareti non parallele non eliminano i modi normali ma contrastano lo “slap echo”. Gli ambienti parallelepipedi sono “prevedibili” (nel senso che è possibile calcolare i modi normali e progettare le modifiche con un minimo di cognizione di causa).

 

Lo ITG (Initial Time Gap) dovrebbe essere maggiore o almeno nell’ordine di grandezza di quello contenuto nella registrazione: tipicamente di 10 mS  e non inferiore a 4 mS.  Incrementare la diffusione del suono, a parità di T60, con dei diffusori di Schroeder ben posizionati,  apporta benefici udibili in termini di Chiarezza. Se la parete alle spalle del punto di ascolto è troppo vicina deve essere resa assorbente: una eccessiva diffusione del suono impedisce la localizzazione delle sorgenti virtuali (questo avviene quando T60 è eccessivo).

 

Le riflessioni più importanti sono le prime riflessioni che giungono nel punto di ascolto. La prima riflessione dovrebbe essere la riflessione laterale. Se lo ITG è troppo breve e il T60 eccessivo, conviene ridurle per  fonoassorbimento, se l’ITG è sufficiente e il tempo di riverberazione ottimale conviene disporre dei diffusori di Schroeder sulle superfici responsabili delle prime riflessioni ( riducendo l’effetto di “filtro a pettine” che queste comportano).  

 

L’effetto filtro a pettine (comb-filter) è determinato dalla correlazione tra suono diretto e suono riflesso nel punto di ascolto. La correlazione è massima quando la riflessione avviene su superfici larghe, piatte e lisce, ed è minima quando la superficie è una diffusore di Schroeder.

Anche i modi normali sono causati dalla correlazione tra suono diretto e suono riflesso (che sono talmente correlati da formare una onda stazionaria).

 

La diffusione del suono deve essere effettiva a partire da 500 Hz e un diffusore di Schroeder dovrebbe avere una profondità di almeno 34 centimetri. Una libreria con libri e soprammobili è in grado di diffondere efficacemente il suono a 500 Hz. Altrettanto validi sono i soffitti a cassettoni e con travi a vista.

 

Diffusore bidimensionale Skyline. Alternativo al diffusore di Schroeder con il quale condivide il principio di funzionamento. Sembra un’opera d’arte moderna. E’ efficace a 1000 Hz.

Una libreria a giorno (con libri e soprammobili) è una ottima “superficie diffondente”.

 

I quadri protetti da vetro invece sono superfici riflettenti da evitare (ma basta togliere il vetro).

 

 

 

La diffusione del suono riduce il fattore di cresta del campo riverberato mettendo in evidenza i transitori del campo diretto (che determinano la localizzazione).

 

 

Nippon-Gakki (1976): il suono di un ambiente in funzione della distribuzione dell’assorbente.

 

Il soffitto molto assorbente incrementa l’Intimità (sensazione di vicinanza della sorgente)

Neutralità

Buona

Scarsa

Scarsa

Giusta

Localizzazione

Buona

Scarsa

Scarsa

Giusta

Allargamento

Scarsa

Buona

Buona

Giusta

Prospettiva

Buona

Buona

Giusta

Buona

Loudness

Scarsa

Buona

Buona

Buona

 

 

 

Disposizione dei diffusori acustici: la parete più assorbente è alle spalle dell’ascoltatore. Le prime due disposizioni sono suggerite da Toole (ma già utilizzate da Olson). La terza è la disposizione classica. In evidenzia le prime riflessione (in verde quelle più deboli). Se i diffusori non sono abbastanza distanti dalla parete di fondo la riflessione sulla parete di fondo rischia di arrivare prima della riflessione laterale.

 

 

Questa figura è tratta dalla documentazione TubeTraps

e mostra i diffusori disposti come consigliato da Olson e Toole

Questa figura è tratta dalla documentazione TubeTraps

e mostra una disposizione alternativa per una stanza a L

 

 

In questa configurazione la prima riflessione laterale si produce sullo schermo del televisore e lo ITG è minimo

In questo caso la televisione è arretrato rispetto ai diffusori e i diffusori stessi sono stati allontanati tra loro e orientati verso il punto di ascolto. Lo ITG è più alto.

 

 

Questo è il tipico posizionamento che veniva consigliato fino a qualche anno addietro. Oggi si preferirebbe posizionare i diffusori lungo la parete più corta per lasciare più spazio alle spalle dell’ascoltatore. Si noti l’assorbente alle spalle del punto di ascolto che è troppo vicino alla parete.

Dietro ai diffusori è stato indicato del materiale fonoassorbente opzionale. Non sono presenti pannelli diffondenti.

 

La riproduzione delle basse frequenze: i modi normali.

 

Il punto dolente della riproduzione negli ambienti domestici è la riproduzione delle frequenze basse che sono condizionate dai “modi normali” dell’ambiente stesso.  Quando una dimensione dell’ambiente è un multiplo esatto della semi-lunghezza d’onda del suono questo si riflette sulle pareti e torna esattamente su se stesso generando delle zone dove il suono è molto forte intervallate da altri dove il suono è molto debole. Questo fa si che, in certe posizioni, si sentano i bassi più forti (e più “lunghi”) che in altre. I modi corrispondenti alle tre dimensioni dell’ambiente parallelepipedo sono detti modi assiali e sono i più forti e fastidiosi. Esistono anche i modi tangenziali e obliqui. Quando i modi sono pochi e separati in frequenza diventano molto fastidiosi. L’unico modo per abbatterli è utilizzare delle opportune “trappole acustiche” a risonanza o a membrana o pannelli forati o a slat (risuonatori di Helmholtz). Uno strato di 20-30 centimetri di lana di roccia (a coprire la parete alle spalle del punto di ascolto) è molto efficace. Prima di passare a trattamenti di questo tipo è opportuno provare molte posizioni sia per i diffusori che per il punto di ascolto.

 

Modo assiale: pareti coinvolte 2. Sono i più deleteri e i più difficili da controllare.

Si instaurano anche se le pareti non sono perfettamente parallele (entro 12°)

Modo tangenziale: coinvolgono 4 pareti sono meno energetici ma sono tanti. Sono importanti quando le pareti sono molto rigide e massive. Si interrompono facilmente introducendo i mobili.

Modo obliquo: pareti coinvolte 6. Poco energetici ma in gran numero. Basta una parete assorbente per attenuarli tutti. Sono facilmente interrotti dai mobili. In un ambiente mediamente assorbente (arredato) hanno importanza marginale.

 

 

Questa figura rappresenta l’andamento del modulo della velocità dell’ aria (giallo) e della pressione (verde) che si instaura tra due pareti parallele in corrispondenza dei primi 5 modi assiali (o modi principali). Affinché si instaurino queste onde stazionarie l’altoparlante deve essere inserito in una parete (come l’altoparlante blu).

I punti dove l’onda stazionaria ha ampiezza nulla si chiamano nodi. I punti di massimo si chiamano ventri.  In corrispondenza delle pareti la velocità dell’aria è nulla mentre la pressione è massima.

 

Ponendo il diffusore in un nodo di pressione alcuni modi non vengono eccitati o risultano attenuati. Per esempio con un singolo altoparlante al centro della parete restarono solo i modi di ordine pari. Ciò sembra molto favorevole ma i diffusori sono due e conviene disporli come nella figura più a destra: Il modo a frequenza più bassa rimane, il secondo modo scompare e gli altri sono attenuati perché i diffusori si trovano in prossimità dei ventri di pressione.

. Affinché un modo normale dia segno di sé deve essere eccitato e contemporaneamente l’ascoltatore deve trovarsi in un punto dove il modo genera pressione (il punto di ascolto può essere posto in un nodo di pressione). Combinando opportunamente la posizione dei diffusori e del punto di ascolto si possono “eliminare” almeno i modi più fastidiosi. Quelli che restano possono continuare a dare fastidio da cui la necessità di sperimentare più soluzioni.

In questo caso, se la distanza L tra le pareti vale 5 metri, il primo modo cade a 34.4 Hz ed è poco eccitato mentre quello a 68.8 Hz (molto eccitato) viene annullato. Gli altri modi sono attenuati. In genere basta considerare i primi 5 modi assiali.

Un punto favorevole per il punto di ascolto è presso il centro della stanza deve tutti i modi di ordine dispari presentano un nodo.

 

Le pareti di carton gesso smorzano i modi normali. Questo avviene perché il carton gesso è elastico e forma, con la cavità retrostante, un “assorbitore a membrana”. La capacità di assorbire le basse frequenze dipende dallo spessore dell’intercapedine presente dietro al carton gesso, dalla eventuale lana di roccia presente nell’intercapedine e dalla disposizione dei tramezzi di sostegno (che determinano le frequenze di risonanza dei pannelli). Le intercapedini potrebbero anche risuonare in modo non favorevole. Le pareti non rigide, come il carton gesso, attenuano soprattutto i modi tangenziali e obliqui. Quando un modo normale viene smorzato la distribuzione della pressione acustica nel locale diventa più omogenea.

 

 

Questa figura rappresenta l’onda sonora emessa da un monopolo (sfera pulsante -> cassa chiusa) e da un dipolo (per es. pannello elettrostatico o isodinamico).

 

Una cassa chiusa e un dipolo interagisco con l’ambiente in modo opposto:

 

la cassa chiusa, posta in un ventre di pressione, impedisce la formazione dell’onda stazionaria.

 

Il dipolo, Invece, la mantiene.

 

 

 

 

La figura qui a fianco mostra come varia la risposta alle basse frequenze, di un woofer in cassa chiusa, in funzione della posizione del diffusore rispetto alle pareti dell’ambiente.

Più si va lontano dalle pareti e meglio è.

Allontanarsi dalle pareti diminuisce anche il numero ed il livello delle riflessioni laterali e aumenta lo ITG migliorando la Chiarezza della riproduzione.

Un certo rinforzo alle basse frequenze è sempre presente a causa del pavimento.

 

 

Espressione per calcolare le frequenze dei modi normali di un ambiente parallelepipedo.

La distribuzione della pressione in un ambiente parallelepipedo può essere calcolata in dettaglio.

 

La riproduzione delle basse frequenze: il rapporto tra le dimensioni dell’ambiente.

 

L’interesse per questo argomento è più teorico che pratico a meno che non si voglia abbattere e spostare qualche parete del proprio locale d’ascolto. Va anche detto che, dato che la risposta complessiva dipende:

 

-          dalle dimensioni della stanza

-          dalla posizione dei diffusori

-          dalla posizione del punto di ascolto

 

i rapporti dimensionali hanno, alla fine, meno importanza di quella che gli si vorrebbe attribuire. Distribuire i modi normali ed evitare la coincidenza di più modi sulle stesse frequenze ha comunque la sua importanza.

Il problema di una opportuna distribuzione dei modi normali  è stato studiato da molti ricercatori al fine di individuare un rapporto ottimale tra le tre dimensioni dell’ambiente.  Ogni autore propone un “suo” rapporto preferito: i più noti sono quelli proposti da Bolt e da Bonello (più ricorrenti in letteratura).

 

esempio di rapporto:    1 : 1.4 : 2.1

fissata l’altezza in 2.8 metri

la larghezza deve essere 2.8 x 1.4 = 3.92

la profondità 2.8 x 2.1 =  5.88

L’area vale 23.04  metri quadri ed il volume vale 64.53 metri cubi.

Anche con questi rapporti, tuttavia, i modi non sono perfettamente distribuiti e si hanno

modi coincidenti a 88 e 107 Hz.

 

Si devono dire almeno altre due cose: sicuramente un ambiente di forma cubica è il peggiore per via del gran numero di modi normali coincidenti che si vengono a generare (pochi, spaziati e molto intensi). Così come non sono consigliabili, per gli stessi motivi, ambienti “piccoli” dove le dimensioni siano multiple una dell’altra (per esempio 1:2:4). Tuttavia alcune tra le sale da concerto acusticamente più apprezzate presentano dimensioni multiple tra loro (sono dette a “scatola da scarpe”). Quindi le considerazioni che valgono per gli ambienti “grandi”  non sono sempre valide per gli ambienti “piccoli” (dove i modi normali sono in numero minore, ben separati e facilmente individuabili come risonanze).

 

Rapporti

Numero di Modi coincidenti

Rapporti dimensionali sconsigliati perché producono un elevato numero di modi coincidenti

1  :  1  :  1

101

1  :  1  :  2

24

    1  :  2  :  2.33

13

1  :     1.5  :  2.18

4

 

 

 

Rapporto

Rapporto Normalizzato

Scarto S

1

1 : 1.4 : 2.1

1 : 1.4 : 2.1

27.15

2

1.6 : 3 : 4

1 : 1.875 : 2.5

66.50

3

1 : 1.6 : 2.5

1 : 1.6 : 2.5

70.72

4

2 : 3 : 5

1 : 1.5 : 2.5

82.54

5

1.24 : 2 : 3.24

1 : 1.6129 : 2.6129

89.04 (rapporto aureo)

6

3 : 5 : 8

1 : 1.6666 : 2.6666

98.13

7

1 : 1 : 1

1 : 1 : 1

2038.02

 

 

 

 

Bonello ha formulato dei criteri di valutazione degli ambienti parallelepipedi secondo i quali :

 

-          ogni terzo di ottava deve contenere più modi del precedente

-          non devono esserci modi coincidenti (a meno che il terzo di ottava non contenga almeno 5 modi)

 

Come già accennato questo è un argomento molto interessante ma riguarda solo chi deve costruirsi una casa nuova.

Purtroppo i rapporti dimensionali migliori comportano superfici piccole o soffitti alti. (3 x 4,2 x 6,3) non sono quindi molto pratici.

 

 

 

Rapporti dimensionali consigliati da Bolt

1 :  1.14  :  1.39

1  :  1.28  :  1.54

1 :  1.6  :  2.33

 

 

 

 

Le pareti laterali vanno ricoperte al 25% con pannelli Mappyson, Mappysil o similari (con assorbimento > 90% a 500 Hz). Ne risulta un assorbimento medio del 22% circa (a 500 Hz). La parete di fondo, alle spalle dell’ascoltatore, è dotata di uno strato di lana di roccia spesso quanto la libreria (30 cm) e largo almeno un metro. E’ efficace anche sotto i 100 Hz.

 

Trattamento della parete alle spalle del punto di ascolto: sono presenti due moduli di libreria profondi circa 30 cm (IKEA - Billy) con funzione di diffusori (da 500 Hz in su) e lo spazio rimanente è riempito con lana di roccia spessa quanto la libreria. Il coefficiente di assorbimento di questo strato di lana di roccia vale circa 0.6 (60%) a 100 Hz e attenua i modi assiali, paralleli e obliqui della stanza. La copertura della parete di fondo deve essere almeno del 50%.  Il fono assorbimento negli angoli impedisce che il suono, che transita nella zona di ascolto, vi possa ritornare contribuendo a formare una zona libera da riflessioni. Le pareti laterali vanno trattate con pannelli a scacchiera o a fasce alternate (come nella figura precedente).

 

Trattamento consigliato con un kit di pannelli fonoassorbenti da parete e da angolo. Questo è  un trattamento  “leggero” e relativamente invasivo (ma anche relativamente efficace). Negli angoli sarebbero più indicati assorbitori estesi dal soffitto al pavimento.

 

 

Ricapitolando

 

I risultati da perseguire sono :

 

Risultati da perseguire attraverso il trattamento acustico dell’ambiente

Attenuare i modi normali 
dell’ambiente 
(curando la posizione di

diffusori e punto d’ascolto)

L’ascoltatore deve percepire nell’ordine:

 

-          il suono diretto

-          la riverberazione contenuta nella registrazione

-          la riverberazione dell’ambiente ove avviene la riproduzione

 

Aumentare lo ITG oltre i 4 milli secondi.

 

Tempo di riverberazione a 500 Hz pari a circa 0.4 secondi.

 

Ridurre il fattore di cresta del campo riverberato mettendo così in evidenza i transitori del campo diretto che determinano la localizzazione (pannelli diffondenti o assorbenti strategicamente posizionati).

 

 

Si può procedere come segue:

 

 

Porre i diffusori lungo parete più riflettente tenendo le superfici più assorbenti alle spalle dell’ascoltatore.

E’ importante mantenere, nella disposizione dei diffusori, una certa simmetria rispetto alle pareti laterali.

Ricercare la migliore posizione per la riproduzione delle basse frequenze.

 

Ponendo i diffusori ed il punto di ascolto in prossimità dei nodi di pressione (ventri di velocità).  (*)

ruotare e inclinare i diffusori per ottenere la migliore immagine.

Inclinando i diffusori verso il punto di ascolto si riducono le riflessioni laterali (**)

 

(*) A parte i diffusori progettati per essere sistemati in posizioni specifiche (a scaffale, ad angolo, ad incasso) è opportuno allontanarli il più possibile dalle pareti. Allontanando i diffusori dalle pareti le riflessioni laterali si riducono e lo ITG aumenta. La giusta posizione, specie quando lo spazio è limitato, va trovata sperimentalmente e sarà probabilmente il risultato di un compromesso. 

 

(**)

Distanza tra i diffusori

determina la larghezza della scena e la separazione tra le sorgenti virtuali (strumenti diversi)

Inclinazione dei diffusori (tilt)

Ha effetto sulla altezza delle sorgenti virtuali

Orientazione verso il punto di ascolto (trim)

Più si orientano i diffusori verso il centro, più diminuiscono le riflessioni laterali. Questo incide sulla larghezza della scena,  sulla profondità e sulla dimensione della zona isotipica.

 

La presenza di mobili, tappeti, poltrone e divani imbottiti aiuta a contenere il tempo di riverberazione e ad impedire la formazione dei modi non assiali (che sono i meno intensi ma anche i più numerosi).

Un largo  tappeto in lana (con sottotappeto in feltro) davanti ai diffusore limita le riflessioni dal pavimento (che nei concerti dal vivo sono molto ridotte) e contribuisce a ridurre il tempo di riverberazione.

 

 Se il risultato non è soddisfacente ricorrere al fono assorbimento ed alla diffusione:

 

Disporre degli assorbitori porosi negli angoli (almeno 30x30 centimetri)

Devono occupare tutta l’altezza. Limitano le riflessioni nella zona di ascolto, migliore Chiarezza

Se la parete alle spalle del punto di ascolto è troppo vicina (meno di 2 metri)  renderla fono assorbente, se è lontana renderla assorbente e  diffondente. Il fonoassorbimento deve essere efficace a 500 Hz

Limitando il mascheramento dovuta alle riflessioni che provengono da tergo migliora la percezione del canale centrale virtuale e la Chiarezza

Ridurre il tempo di riverberazione aggiungendo tende davanti alle finestre e/o tappeti

Se il tempo di riverberazione è già attorno a 0.4 secondi inserire dei pannelli diffondenti (diffusori di Schroeder o simili)

 

 

Breve spot pubblicitario:

Per i modelli Opera Tebaldi, Caruso e Malibran è stato fatto uno studio specifico per ottenere diffusori meno critici rispetto al posizionamento in ambiente. Tutti questi diffusori hanno il pannello frontale stretto ed i woofer sono montati, specularmente,  su un lato del mobile. Il mobile, grazie all’ampia superficie laterale, costituisce il carico acustico efficace già a 100 Hz limitando l’effetto della parete laterale vicina. La distanza dei woofer dal pavimento è fissa, l’effetto della parete laterale è limitato dalle dimensioni del mobile e resta da definire la distanza dalla parete di fondo. Questa non dovrebbe essere inferiore a 20-30. Non c’è un limite superiore. Un ulteriore aiuto al posizionamento viene dal tipo di carico in cassa chiusa di Malibran e Caruso.

 

 

Come ascoltare 

 

La musica si ascolta stando seduti su una poltrona comoda ma con la schiena diritta: lo schienale deve essere più basso delle spalle (come a teatro). Ascoltare musica sdraiati e/o con la testa appoggiata o, peggio, sprofondata su un cuscino, è una scelta personale che non corrisponde alla migliore condizione di ascolto.

 

Come valutare la qualità sonora 

 

Sistemati i diffusori si deve valutare il risultato.

E’ difficile valutare la qualità della riproduzione attraverso il riconoscimento del timbro di uno strumento: per prima cosa, a meno di non essere stati presenti alla esecuzione, non conosciamo il “vero” timbro degli strumenti. Se poi si tratta di strumenti elettronici il timbro è del tutto sconosciuto. Conviene concentrarsi su altri aspetti:

 

- la dimensione apparente degli strumenti

- la loro collocazione nello spazio

- la stabilità della posizione nello spazio.

 

Infatti, anche se non conosciamo il particolare timbro di un violino o di un pianoforte, sappiamo quanto è grande e possiamo ben giudicare se durante la riproduzione rimate stabile nella sua posizione.

La tuba, il corno, il fagotto, il violoncello sono tra gli  strumenti meno indicati per valutare le qualità di ricostruzione spaziale di un diffusore acustico:

 

-          la tuba irradia quasi tutta l’energia verso l’alto (specie da 300 Hz in su).

-          il corno irradia prevalentemente alla sinistra di chi ascolta con tendenza ad irradiare alle spalle  dell’esecutore le note più alte.

-          il violoncello alterna bande di frequenza dirette verso l’ascoltatore ad altre dirette verso l’alto e altre dirette alle spalle dell’esecutore.

 

I diffusori acustici a radiazione diretta irradiano sempre verso l’ascoltatore e quindi gli strumenti meglio riprodotti sono, per primi, gli strumenti elettrici amplificati, e di seguito tutti gli strumenti con una importante componente di radiazione frontale quali il contrabbasso, il violino, la tromba, il trombone e  la voce. Il pianoforte, aperto, presenta una radiazione quasi omnidirezionale con la tendenza a concentrare l’energia emessa sopra i 1000 Hz  verso l’ascoltatore (ulteriori fondamentali informazioni su: “Acustica Musicale e Architettonica” di Cingolati Spagnolo – UTET 2005 - pag 896 e successive).

Il suono che meglio mette in evidenza le differenze “timbriche” è il rumore rosa che consente di percepire alterazioni inferiori a un dB. Il pianoforte (se correttamente ripreso) è un ottimo banco di prova per eseguire confronti: anche piccole variazioni nella risposta in frequenza producono sensibili variazioni del timbro. In generale più lo spettro del segnale è ampio e denso tanto più facilmente si possono apprezzare anche piccole alterazioni della risposta in frequenza.

Dato che non tutte le registrazioni sono fatte allo stesso modo, è opportuno utilizzate più brani musicali registrati sia dal vivo che in studio. Nelle registrazioni dal vivo, gli applausi  giungono comunque dalla direzione sbagliata.

 

 

Pattern di radiazione del fagotto: la direzione dell’emissione cambia con la frequenza della nota emessa.

Figura tratta da: Cingolati Spagnolo: Acustica Musicale e Architettonica – UTET 2005 -

 

Fine seconda parte

Terza parte