Control Room

 

lo scopo della control room è il controllo del contenuto di una registrazione. Per poter ottenere un risultato (mixaggio) indipendente dall’ambiente, tutte le control room devono avere lo stesso “suono”. Questo risultato è stato raggiunto con LEDE e RFZ. Oggi si tende a sfruttare di più la diffusione del suono. I problemi da risolvere sono:

 

 

slap echo, flutter echo o glare

le risonanze a bassa frequenza che vengono contrastate con trappole acustiche poste negli angoli o con assorbitori a membrana. Gli assorbitori passivi come i Tube Traps sono del tutto inefficaci a bassa frequenza (almeno così si dice in campo professionale)

L’effetto comb-filter causato dalle prime riflessioni laterali

le riflessioni sulla console di mixaggio

 

 

Si deve tenere conto del fatto che quando le risonanze a bassa frequenza sono poche e distanziate diventano anche molto più fastidiose.

 

Criteri generali di progetto di una control room:

 

scegliere un rapporto dimensionale secondo Bonello

la stanza deve essere simmetrica con i diffusori disposti simmetricamente cercando di preservare anche la risposta in fase

le prime riflessioni (entro 10-18 mS) devono essere attenuate di 18 dB (in modo da non provocare spostamento della sorgente virtuale -> vedere Toole)

nessun ostacolo sul percorso del suono diretto

tempo di riverberazione compreso tra 0.2 e 0.4 Secondi

 

 

L’ultima tendenza non richiede più pareti non parallele.

 

Anni '60s: DEAD ROOMS: inizialmente le controll room erano praticamente anecoiche e gli operatori riuscivano a lavorare per pochissimo tempo a causa della anecoicità. Il passo successivo è stato quello di aggiungere della riverberazione.

 

Anni '70s: RETTINGER & EASTLAKE arriva lo stereo. le migliori avevano i monitor incassati nel muro e un forte assorbimento alle spalle. Le pareti laterali e il soffitto diffusivi per evitare flutter echo. Le riflessioni dalla parete frontale dava un minimo di riverberazione. Il tempo di decadimento tipico era di 0.38 Secondi  (100 m3 ) fino a 0.43 per 200. Problema: non esistevano due sale che suonassero allo stesso modo nemmeno usando gli equalizzatori attivi..

 

Anni '80s: LEDE AND REFLECTION CONTROL (Don Davis) . RFZ viene introdotto per risolvere il problema della finestra riflettente che consente di vedere la sala di registrazione. LEDE e RFZ cercano di realizzare lo stesso obiettivo: una sala che non ha una acustica propria. Il problema è che qualsiasi cosa si metta nella sala comporta delle riflessioni che, essendo le uniche, danno fastidio.

 

LEDE - Live End, Dead End (e RFZ, Selectively Anechoic Space) LEDE o LE/DE Control Room è un marchio registrato che descrive un modo di distribuire le superfici assorbenti nella Control Room tipico degli anni ‘80. In ambiente LEDE la zona intorno ai diffusori (monitor) è resa altamente assorbente. Il resto della sala (dietro l'ascoltatore) è riflettente e diffondente. Il principio è quello di regolare l’arrivo delle riflessioni nel punto di ascolto in questo ordine:

-          -          suono diretto dai monitor

-          -          Prima riflessione contenuta nella registrazione

-          -          Prima riflessione dell’ambiente di controllo (dalla parete di fondo, con un ritardo entro 18-22 milli Secondi quindi entro il tempo di fusione (ci devono essere 3-3.5 metri alle spalle del punto di ascolto).

 

In questo modo l’ ITG (Initial Time Gap) dela control room è superiore a quello dell’ambiente ove è avvenuta la registrazione. Un ITG abbastanza lungo permette all’apparato uditivo di “eliminare” la caratteristica acustica della sala (ANDREW PARRY  Sound on Sound gennaio 1997).

L'idea è che, scaglionando questi arrivi, le riflessioni dell’ambiente non interferiscono con il monitoraggio della registrazione. In pratica si cerca eliminare la ASW (Apparent Source Width che dipende dalle prime riflessioni) senza ridurre la LE (listener envelopment che dipende dalle riflessioni che giungono oltre 80 mS).

In ogni modo la LEDE funziona se la registrazione è avvenuta in un ambiente piccolo

 

 La LEDE di Don Davis del 1980

 

 

 

LEDE: la stanza deve essere abbastanza profonda

Il primo terzo è assorbente. Pareti, soffitto e pavimento rivestiti con 3 o 4 pollici di Sonex. Un tappeto sul pavimento.

arrangiamento delle riflessioni frontali e laterali in modo che non arrivino al punto di ascolto RFZ

 

RFZ significa Riflection Free Zone (zona libera da riflessioni). Di concezione successiva alla sala di controllo LEDE, l'obiettivo è creare una stanza che non influenza la riproduzione, in opposizione con la scuola Early Sound Scattering (ESS). Le riflessione vengono abbattute con fonoassorbimento e geometria della stanza in modo da dirigere le riflessioni lontano dalla zona RFZ (per esempio la posizione di controllo della console del Mixer).

 

Early Sound Scattering (ESS) è un criterio di progetto (per sale di controllo) opposto a LEDE e RZF. Per ottenere un ambiente neutro si può operare in due direzioni: sopprimere le riflessioni o randomizzarle completamente. Nella ESS le riflessioni vengono randomizzate (diffuse). La sala di controllo ESS è simile alla LEDE ma la parete dietro ai diffusori è altamente diffusiva (diffusori di Schroeder) e riesce a confondere anche le riflessioni della conssole di mixaggio. Il corpo della camera è assorbente, con la maggior parte delle basse frequenze smorzata da pannelli a membrana. Queste camere possono essere più vive rispetto ai modelli LEDE e RFZ . La risposta in frequenza piatta, l’immagine stereo è buona e restano stabili fino agli angoli della parete alle spalle dell’ascoltatore.

 

Non Enviromental o natural room di Tom Hidley (Wide Dispersion Design dy David Moulton) sono sostanzialmente delle camere semi anecoiche dove tutte le superfici sono molto assorbenti tranne la parete dietro ai diffusori ed il pavimento. La parete alle spalle dei diffusori è fatta come nella camera RFZ:è riflettente e dispersiva e manda le riflessioni verso la parete di fondo assorbente o verso il soffitto.

Il suono è incredibilmente fresco e accurato, si colgono dettagli che si sentono solo con le cuffie. Il suono è diverso da qualsiasi ambiente domestico. I modi normali decadono molto rapidamente e non influenzano l’ascolto. Con questo sistema si possono realizzare control room da meno di 100 m³ con ottime prestazioni.

La Non Enviromental o natural room riproduce le condizione del teatro greco con riflessioni vicino alla sorgente e alto assorbimento altrove

 

Non Environment Control Rooms are basically “hemi-anechoic chambers”, where all surfaces except the speaker front wall and the floor are extremely absorptive. The speaker front wall is constructed like in a RFZ design and disperses the reflections towards the absorptive back wall or ceiling.

In the Non Environment room there are no diffusors on the back wall (which is also a wide band absorber) and therefore there is no wash of “late reflections” like in the LEDE or RFZ designs. The only surfaces that avoid the room from sound unpleasantly “dead” when speaking are the hard floor and front speaker wall.

Non Environment rooms can sound incredibly crispy and accurate, details otherwise hearable only over headphones can be perceived. However their “sound” is unlike any other typical listening environment, so they do not “translate” so well to a standard house reproduction system. Also, because of the high levels of absorption, the monitoring system must provide very high power in order to supply the desired SPL levels.

As in Non Environment rooms the natural room “Eigenmodes” die away very quickly, they do not influence much the frequency response of the room. It is therefore possible to build Control Rooms that are smaller than than 100 m³ and still offer a quite linear playback.