Effettive Condizioni d’uso

In elettroacustica, le misure utilizzano ampiamente lo stimolo sinusoidale. Ciò è giustificato dalla semplicità spettrale della sinusoide, dalla sua riproducibilità, dalla invarianza in forma per trasformazioni lineari, ecc.. Tuttavia il nostro apparato uditivo non è nato per “ascoltare” toni puri ed i risultati ottenuti con tali stimoli non sono sempre direttamente applicabili alle condizioni reali.

 

Misurare un dispositivo nelle effettive condizioni d’uso significa usare la musica come stimolo e chiudere l’uscita su un carico reale (per esempio, per un amplificatore, un diffusore acustico).

Per un diffusore acustico le effettive condizioni d’uso sono particolarmente difficili da riprodurre perché coinvolgono:

 

lo stimolo (programma musicale)

L’amplificatore

I diffusore

l’ambiente dove si trova (il soggiorno domestico)

Il livello sonoro da riprodurre nel punto di ascolto

la distanza critica (in funzione della frequenza) che è in grado di riprodurre nell’ambiente

 

Inutile dire che ci sono infinite combinazioni e che “un test completo” (a causa del numero di combinazioni possibili) è pura fantascienza.

Lo studio delle effettive condizioni d’uso porta ad indagare

 

-         La distorsione in termini di udibilità e di tollerabilità,

-         La distorsione il funzione del fattore di cresta dei programmi musicali,

-         Le condizioni di interfacciabilità verso l’amplificatore,

-         Le condizioni di interfaccia con l’ambiente d’ascolto.

 

La simulazione delle effettive condizioni d’uso richiede l’utilizzo, quale stimolo per le misure, di segmenti di programmi musicali. Questo però è possibile solo per le elettroniche (amplificatori). Per i diffusori acustici è necessario sintetizzare stimoli che possano almeno simulare (in regime forzato) le effettive condizioni d’uso (per esempio stimoli multitono, “note musicali”).