Voci:

Loudnes  (26 dicembre 2015)

Loudness Percepita

Loudness (Curve di)

Loudness binaurale

Loudness (controllo di)

Loudness soggettivo

Loudness war

 

 

Loudness

Parola inglese cui non corrisponde una traduzione in italiano (loud significa “a voce alta” in italiano diremmo “forte” quindi si potrebbe tradurre con fortitudine che somiglia molto al latino Forza ). (in francese = sonie).

 

Loudness Percepita

 

Variazione livello SPL

Variazione di Loudness Percepita

3 dB

Appena percepibile JND

5 dB

Percepibile

10 dB

Percepita come 2 volte più forte

15 dB

Grande cambiamento

20 dB

Percepita come 4 volte più forte

Da documentazione B&K

 

Nota:

Con il rumore rosa si possono percepire differenze di livello inferiori al dB a patto che si estendano su un range di frequenza sufficiente. In questo caso però non si percepisce una differenza di loudness ma una variazione del timbro.

 

Loudness

Come attributo del suono è stato tradotto in Forza.

Loudness (curve di)

Le famose curve di loudness, benché valutate in tempi diversi e su popolazioni diverse, portano sempre allo stesso risultato qualitativo: il nostro apparato uditivo è molto sensibile alle armoniche della voce (riconoscimento vocale) mentre appare poco sensibile alle basse frequenze e poco selettivo alle alte (conformemente alla distribuzione delle cellule ciliate lungo la membrana basilare dove le prime 7 ottave occupano 2 terzi della lunghezza della membrana basilare mentre le frequenze oltre i 4000 Hz eccitano solo l’ultimo terzo - alta densità spettrale e basso numero di cellule ciliate). Sensibilità e selettività sono una conseguenza della anatomia della membrana basilare e dell’organo del Corti. Le curve di loudness per suono diretto o campo diffuso sono diverse. In campo diffuso  la sensibilità attorno a 3000 Hz è minore (le curve sono più piatte). Questo è stato interpretato dicendo che, nella regione attorno a 3000 Hz, percepiamo MENO riverberazione. In realtà noi dobbiamo preoccuparci di riprodurre la pressione timpanica che produce il suono originale poi l’orecchio farà il suo mestiere: stessa pressione sul timpano -> stessa sensazione.  Vedere anche  Infrasuono, infrasonico

ATTENZIONE: le curve di loudness ottenute con tono puri non sono le stesse che si otterrebbero con suoni naturali.

 

Si veda anche ISO 266

.

 

Queste invece sono le “vecchie” curve di Loudness pubblicate da Beranek (Acoustics – 1954) sono quindi datate ma riportano anche i dati misurati da Pollack con bande di rumore (tratteggiate). È importante notare le differenze.

 

 

 

In questo grafico i gradi dell’orchestra sono correttamente riportati con variazioni di 5 dB

 

Loudness binaurale: Nel 2005 presso il  Sound Quality Research Unit di  Aalborg , è stato sviluppato un modello per lo studio del loudness binaurale. Il modello permette di predire i livelli di loudness per qualsiasi campo acustico. Per il momento è stato stabilito che per ogni frequenza che giunge con uguale intensità alle due orecchie si forma una immagine virtuale centrale. Come dire che mescolando mezzo litro di acqua calda con mezzo litro di acqua fredda…

 

Loudness (controllo di)

Un tempo sempre presente negli amplificatori serviva per aumentare il livello dei bassi e degli acuti per rendere più appagante l’ascolto a basso volume. Basato sulle curve di loudness

.

 

Loudness soggettivo

Sono un insieme di curve (analoghe alle curve di loudness) ma riferite al singolo individuo e per segnali musicali.

 

Loudness war

Prendete un CD di metà anni 80, uno degli anni 90 e un prodotto di questi ultimo anni.
Ascoltandoli uno dopo l’altro noterete un progressivo aumento del volume della musica.

Questo fenomeno, detto Loudness War (la guerra dei volumi) ha origini di tipo psicoacustico ed economico. La qualità “apparente” della riproduzione sembra aumentare con il volume (entro certi limiti). Alzando il volume della registrazione si ottiene un migliore rapporto segnale/rumore e anche una migliore percezione delle basse frequenze. In un confronto diretto tra CD quello che suona più forte sembra, nell’immediato, di migliore qualità.

Chi produce CD si è convinto che per vendere di più bisogna far suonare più forte il CD.

 

Il volume di una traccia audio non è infinito: esiste una soglia che non può essere superata (0 dB) oltre la quale il segnale viene sovramodulato (clippato). Il “volume” del suono riprodotto dipende dal valore RMS del segnale. Per aumentare il valore RMS non resta che ridurre il fattore di cresta (ridurre i l’ampiezza dei picchi di segnale). Ciò si può fare in due modi: con la compressione dinamica o con i limitatori (brickwall, firewall e affini).
Il risultato è la riduzione, lo stondamento o il taglio secco dei picchi del segnale (colpi di cassa e rullante) innalzando tutto il resto.

La compressione è utilizzata da sempre dai fonici per rientrare nei limiti di modulazione di nastri, LP e CD. Oggi se ne abusa. Se lo scopo è il guadagno facile conviene decisamente comprimere e puntare alla distribuzione a basso costo di una grande quantità di brani attraverso internet. Ma se lo scopo (del musicista) è lasciare un segno nel tempo deve realizzare una registrazione che valga la pena riascoltare. Ciò richiede una ottima qualità della registrazione in modo che l’ascoltatore possa trovare, ad ogni ascolto, nuovi particolari e sfumature.  La compressione, e ancor peggio la limitazione, distruggono i dettagli e le sfumature e producono musica priva di emozione e adatta per essere utilizzata come musica da sottofondo. Quale musicista vorrebbe essere ricordato per aver scritto la musica di sottofondo per centri commerciali?

A giudicare dalla qualità dell’ultimo CD tra questi si è candidato  Vasco Rossi.

La compressione, comunque, non è sempre un male. Dipende da come e da quanto viene applicata.